lunedì 15 maggio 2017

RIFLESSIONI SULL'INFINITO

L'UNIVERSO E' INFORMAZIONE E PENSIERO COESSENZIALE ALLE INFINITE ESPRESSIONI DELLA MATERIA, LE CUI TRASFORMAZIONI SI SVILUPPANO IMPRESCINDIBILMENTE E NECESSARIAMENTE, UNITE ALL'ETERNO FLUSSO DEL DIVENIRE. LE INFINTE ESPRESSIONI DELLA MATERIA SONO LE INFINITE MANIFESTAZIONI DELLO SPIRITO AD ESSA IMMANENTE, PER CUI OGNI ESPERIENZA FISICA E REALE E' ESPERIENZA SPIRITUALE. L'UOMO SUPERIORE CERCA LA GRANDEZZA IN SE' STESSO, L'UOMO INUTILE LA CERCA IN UN DIO SUPERIORE. LA CONSAPEVOLEZZA RICONOSCE LE TRE LEGGI ASSOLUTE E NECESSARIE DELL'UNIVERSO: IL CAMBIAMENTO, L'INFINITO, LA LIBERTA'.


"Questo mondo, che è lo stesso per tutti, non lo fece alcuno degli dèi, nè alcuno degli uomini, ma è sempre stato, ed è, e sarà Fuoco eterno". (Eraclito di Efeso; 535-475 a.C.)

PREFAZIONE

Il presente articolo raccoglie riflessioni sparse su argomenti riguardanti la Fisica Quantistica, la Teoria degli Universi Paralleli, le nuove scoperte della scienza riguardo l'essenza e l'origine dell'Universo, ma non dobbiamo mai distrarci da quello che è il caposaldo ed il concetto fondamentale della nostra trattazione: la centralità dell'Uomo come massima espressione dell'evoluzione universale. Nulla esiste al di sopra della Natura e dell'Uomo, tutto proviene dal basso e lo spirito acquisisce consistenza mediante le esperienze fisiche e reali del mondo, che sono tutto ciò che esiste. L'Universo, l'Uomo, il mondo sono entità eterne, infinite, indivisibili. Infinite sono le forme della Materia e dell'Universo, infiniti i suoi mutamenti, infinita la sua espansione spazio-temporale. Il Mondo è FORMA e PENSIERO: non può esistere FORMA senza PENSIERO nè PENSIERO senza FORMA, ogni POSSIBILITA' troverà la propria realizzazione nella trama infinita attraverso il percorso delle sue metamorfosi. Nulla esiste al di là della realtà, se non gli stati di sovrapposizione quantistica (Entanglement). Ogni informazione si perpetua e rimane per l'eternità, ogni nuova conquista della conoscenza ne preannuncia un'altra, e ogni mutamento della coscienza individuale ed universale è sospinto dal fuoco eterno della passione e del cambiamento, che tutto forgia e tutto vivifica. L'unica verità è la necessità dell'eterno Divenire e, paradossalmente, per noi è così difficile da comprendere questa semplice realtà, che non è divisa fra il "bene" e il "male", ma ogni sua espressione e ogni espressione del percorso umano nella sua catalizzazione delle energie universali è sostanzialmente buona e perfetta, e rappresenta il percorso verso la solidificazione dell'individualità indissolubile. La nostra tendenza a "suddividere" e a chiudere la porta in faccia a nuove potenziali assimilazioni esperenziali, introdotte dalle passioni, perseguendo l'illusione della coerenza, è una catena che nega all'individuo la crescita e l'inclusione nell'infinito progresso della coscienza universale. Ambire all'unione con il Tutto, alla percezione dell'interconnessione di ogni elemento nell'Universo, non significa dissolvere la propria essenza individuale per giungere ad un limbo indefinito ed immobile, nulla può esistere che non sia "movimento" e tutto esiste in quanto "movimento"; l'unione con il Tutto porta alla piena consapevolezza della propria assoluta libertà e all'assimilazione profonda della nozione di Infinito, creando un umanità nuova e cosciente, che si identifica con il comune Logos universale, qui, in questo mondo, nel NOSTRO mondo. Al contrario, ambire alla rarefazione dell'individualità in vista di un unione dissolvente con il Tutto, indica un percorso rinunciatario verso il totale fallimento dell'Essere, che DEVE configurare la propria specificità, di trasformazione in trasformazione, eternamente, e la sua opera dovrà essere realizzata nel Mondo, attraverso la conquista della più assoluta libertà. Il percorso dell'Uomo verso la consapevolezza che si rinnova perpetuamente, non è orientato alla dissoluzione delle energie vitali, ma alla "coagulazione" e alla concretizzazione dell'essenza più profonda dell'Uomo, che non potrà mai "non essere" (il "non essere" è impossibile, un paradosso insuperabile), in quanto personificazione assolutamente necessaria dell'Universo e informazione infinita.


NULLA ESISTE AL DI LA' DI CIO' CHE SI REALIZZA NELLA FORMA MATERIALE, LA MATERIA STESSA E' FORMA, ENERGIA, SPIRITO E INFORMAZIONE E L'UNICA VERITA' ETERNA E' IL PERPETUO DIVENIRE.

L'Uomo possiede un potere immenso, racchiuso nella fiamma dei suoi impulsi, dei suoi desideri, delle sue passioni, attraverso i quali assimila le forze della Natura e dell'intero Universo, e suo dovere essenziale consiste nel non rimandare l'adempimento delle sue aspirazioni, perchè questo costituirebbe una situazione regressiva e paludosa, come pure una grave cesura nell'Armonia Universale che lo conduce verso l'infinito sentiero delle possibilità e delle sue realizzazioni. Esiste un solo bene: il viaggio, e un solo male: l'illusione di poterlo concludere, che consiste in una disposizione patologica e involutiva di ritorno allo stato fetale. Il Desiderio è il motore dell'Universo e la magia dell'Uomo che nasce da sè stesso. 

 IL ROSSO E IL NERO riproducono la sostanza stessa dell'Universo che si realizza mediante l'opera "trasformatrice" del Nero che precede la rinascita e l'evoluzione verso nuovi aspetti della realtà, e l'opera "condensatrice" del Rosso che è il Fuoco interiore e centrale dell'Uomo e della Materia. Il Rosso e il Nero sono due facce della stessa medaglia e costituiscono un'unità inscindibile. Il Nero, infatti, rappresenta la TRASFORMAZIONE indispensabile alla vita, il Rosso l'Opera compiuta in seguito alla trasformazione. La morte può corrispondere, quindi, ad un arresto nella realizzazione dell'Essere, ma non esiste "in sè", nulla potrebbe non esistere di ciò che esiste: se esistesse la morte come dissoluzione definitiva dell'Essere e distruzione, quindi, della sua "Informazione", l'Universo stesso si dissolverebbe in un istante, perchè verrebbe a mancare l'elemento fondamentale della sua sussistenza, che è l'ESSERE, appunto, nella sua necessaria e imprescindibile manifestazione MATERIALE e REALE, al di là della quale vi è il NULLA, ovvero il NON ESSERE, e il NON ESSERE è una chimera, un'opzione irrealizzabile. Lo SPIRITO è MATERIA e la MATERIA è SPIRITO, ENERGIA. Navigare senza meta è vivere l'Essenza dell'Universo, che è il viaggio stesso, l'approdo agli infiniti porti dell'esistenza. Navigare cercando una meta definitiva ed un'eternità immutabile non significa conquistare la dissoluzione della propria individualità e la liberazione dalle passioni e dal travaglio dei mutamenti dell'anima (che è impossibile), ma significa sacrificare il proprio spirito vitale alla sofferenza e all'alienazione. Per quanto tu possa camminare, non riuscirai mai a trovare i confini dell'Anima, perchè essi non esistono, sono una chimera (parafrasando ERACLITO). L'Universo non è nè buono nè cattivo: Esso agisce come un riflesso a favore di chi persegue il proprio autentico desiderio e umilia chi vive nell'ipocrisia e si arrende alla mediocrità.La formula dell'Essenza Universale e della sua Legge si può riassumere in questo modo:

INFINITO DIVENIRE NELLA LIBERTA'.


L'Universo è un infinito essere animato che non potrebbe concretizzare sè stesso a prescindere dalle sue manifestazioni nel molteplice; l'Entità universale E' ESSA STESSA IL MOLTEPLICE, e il conflitto è il mezzo attraverso il quale vengono create nuove forme di consapevolezza e nuove possibilità. Oltre il visibile ci sono le "possibilità" ancora indefinite, e oltre la "lunghezza di Planck" c'è il Nulla. Prima e dopo la "zona di mezzo" (che equivale alla vita) c'è solo il NULLA. Dalla necessità delle manifestazioni si potrebbe dedurre che non vi fu alcun percorso errato nel corso della storia universale e individuale, poichè ogni tappa esprime un aspetto di questo flusso, ma non è così, il male tuttavia esiste, e consiste proprio negli elementi che arrestano il cambiamento ed il progresso dell'individuo e della storia, ed è un male assoluto, che non avrebbe dovuto mai manifestarsi e mai trovare terreno fertile per il suo veleno:  la stagnazione e l'alienazione dovuta al sopraggiungere del totalitarismo monoteista odierno.  

ESSERE O NON ESSERE: QUESTI SONO GLI UNICI OPPOSTI INCONCILIABILI DELL'UNIVERSO. ESSERE: OVVERO RICONOSCERSI COME ESSENZA INFINITA. NON ESSERE: OSSIA AGGRAPPARSI AL NULLA E CHIAMARLO DIO.

In effetti, il concetto stesso di Infinito collide con l'idea di una realtà superiore all'Universo tangibile, intesa come "ordinata a priori", ma è perfettamente coerente con l'idea di un'entità spirituale INTRINSECA alla manifestazione materiale di un Universo infinito. Una realtà a priori eterna ed immobile, intesa come il raggiungimento di una verità ultima, sarebbe paragonabile alla morte termica dell'Universo (all'equilibrio termodinamico dovuto alla rarefazione degli elementi universali, per cui non ci sarebbero più scambi di energia) e costituisce un'idea fondamentalmente paradossale, proprio perchè tutto ciò che vive è in movimento, e nulla di ciò che esiste può essere immobile. NON ESISTE UNA VERITA', MA INFINITE VERITA', COME NON ESISTE UN PUNTO  CENTRALE DELL'UNIVERSO, MA INFINITI CENTRI E INFINITI MONDI. ESSERE è essere in movimento, nel flusso del "divenire"; NON ESSERE significa non divenire più, essere immobile e questo non è possibile. IL NON ESSERE NON E' POSSIBILE. Le trame su cui si espandono le infinite possibilità della manifestazione e la complessità essenziale degli eventi sono la matematica e la geometria frattale applicata alla stessa struttura dell'Universo. Se esistesse un disegno intelligente a priori, inteso come atto volontario e non necessario, ne conseguirebbe una regressione infinita di cause: ogni divinità dovrebbe essere a sua volta preceduta da un'altra e così via all'infinito. Se, invece, si considera lo spirito universale come intrinseco alla manifestazone materiale, ecco che ogni paradosso viene risolto e l'ASSOLUTO si concilia con il RELATIVO in perfetta armonia. Infatti ogni volta che l'Essere raggiunge un livello superiore di coscienza si verifica la conciliazione degli opposti, ma non si può mai verificare la conciliazione di ciò che persegue il NON ESSERE con ciò che determina l'ESSERE, e questa è l'unica e fondamentale separazione fra il bene (ESSERE, IL CAMBIAMENTO) e il male (IL NON ESSERE, l'IMMOBILITA').


A questo proposito possiamo leggere un brano di GIACOMO LEOPARDI, tratto dallo ZIBALDONE (uno dei libri che hanno segnato il mio percorso, anche se con alcune riserve):

"Ella è cosa certa e incontrastabile. La verità, che una cosa sia buona, che un’altra sia cattiva, vale a dire il bene e il male, si credono naturalmente assoluti, e non sono altro che relativi. Quest’è una fonte immensa di errori e volgari e filosofici. Quest’è un’osservazione vastissima che distrugge infiniti sistemi filosofici ecc.; e appiana e toglie infinite contraddizioni e difficoltà nella gran considerazione delle cose, massimamente generale, e appartenente ai loro rapporti. Non v’è quasi altra verità assoluta se non che Tutto è relativo. Questa dev’esser la base di tutta la metafisica".

LA VITA E' FUOCO CHE BRUCIA ETERNAMENTE, IL FUOCO E' L'ARCHE', IL LOGOS, L'ESSENZA STESSA DELL'UNIVERSO. DA ESSO DERIVA LA DISSOLUZIONE E LA CONCENTRAZIONE DELLO SPIRITO E DELLA MATERIA PER L'ETERNITA'. IL FUOCO DELLA MATERIA E' FIAMMA. IL FUOCO DEL CORPO E' SANGUE. IL FUOCO DELL'ANIMA E' PASSIONE.

Tutto è energia. L'energia non si crea e non si distrugge, perciò l'Essenza dell'Uomo che ha raggiunto il proprio Centro, che ha edificato il proprio Sè superiore, conoscendo sè stesso e la propria autentica volontà, trasmigrerà eternamente sperimentando mondi infiniti. L'ENERGIA AUTOCOSCIENTE costituisce il principio eterno e indivisibile dell'Uomo, e la consapevolezza della continuità dell'esistenza, dalla quale ci si può solo illudere di poter uscire. Il segreto del potere dell'Uomo sta nella comprensione di questa realtà e nella volontà di plasmarla mediante la Conoscenza.

COME POTREBBE UNO NASCONDERSI DA CIO' CHE NON TRAMONTA MAI? (Eraclito di Efeso)

QUANDO QUALCUNO NASCE QUI, MUORE DA QUALCHE ALTRA PARTE. QUANDO QUALCUNO MUORE QUI, NASCE DA QUALCHE ALTRA PARTE. (Buddha)

I paragrafi che seguono sono frutto di riflessioni generate durante una lunga stagione di studio e di ricerca riguardante diverse teorie scientifiche sull'origine dell'Universo, sugli enigmi ancora insoluti della Fisica Quantistica e della sua relazione con la Relatività Generale di Einstein, sulla struttura matematica dell'Universo e sull'interpretazione del TEOREMA DI GODEL, sulla TEORIA DEL MULTIVERSO che ho approfondito grazie allo straordinario e bellissimo libro di DAVID DEUTSCH: "L'INIZIO DELL'INFINITO"; inoltre considereremo la natura della mente umana e la sua superiorità rispetto al funzionamento puramente algoritmico dell'INTELLIGENZA ARTIFICIALE.

Aggiungiamo un passo dal libro di ERVIN LASZLO "LA SCIENZA E IL CAMPO AKASHICO", in grado di esporre perfettamente i concetti espressi in questa prefazione:

"Non è necessario spiegare come la materia inconscia generi la coscienza immateriale, poichè la materia non è interamente inconscia, e nemmeno la coscienza è realmente separata dalla materia...I neuroni del cervello sono composti da quanti in configurazioni complesse, e i quanti non sono mera materia inconscia. Essi sono costituiti dagli stessi elementi di base dei campi complessi che soggiacciono al cosmo e non sono privi delle qualità che noi associamo con la coscienza. Fisici di punta come Freeman Dyson e filosofi della statura di Alfred North Whitehead hanno asserito che perfino le particelle elementari sono dotate di una qualche forma o livello di coscienza. "Nella meccanica dei quanti" - ha dichiarato Dyson - "la materia non è una sostanza inerte, ma un agente attivo (...). Sembra che la mente, manifestata dalla capacità di operare delle scelte, sia in qualche misura contenuta in ogni elettrone". In tal caso non vi è nessuna separazione categorica fra materia e mente".


PANTA REI: TUTTO SCORRE VERSO L'INFINITO

L'universo è un'entità neutra ed infinita, e realizza sè stesso mediante le sue rappresentazioni; l'entità universale non è nè buona nè cattiva: è uno specchio che moltiplica e rimanda quel che vi è riflesso; tutto quel che ne scaturisce è giusto o sbagliato solo se giudicato dalla nostra umana prospettiva. Ogni elemento nasce dal suo contrario: il tempo, lo spazio, la coscienza e le leggi della fisica nascono là dove non vi è tempo, nè spazio, nè coscienza, dal campo magnetico negativo, la polarità embrionale pari a 0. TUTTO CIO' CHE ESISTE E' INESORABILMENTE RELATIVO. Dall'elemento neutro, dallo 0, scaturisce tutto il futuro e gli infiniti percorsi che gli esseri senzienti intraprendono, esseri che costituiscono le varie tappe psichiche dell'entità universale verso la propria realizzazione infinita. Più gli esseri sono inclini e dediti alla conoscenza ed al progresso, più l'entità universale potrà nutrire la sua essenza infinita; al contrario, la negatività e la stagnazione psichica individuale (ovvero individui che conducono esistenze meccaniche e senza interesse alla propria evoluzione e realizzazione) porterà ad un percorso inverso, ad un ritorno all'ordine embrionale pari a 0 e alla conseguente riutilizzazione dell'energia usata in quel particolare percorso. Essendo l'universo infinito, infinite sono le possibilità per esso di conservare e nutrire la sua essenza positiva; perciò la realizzazione delle potenzialità individuali e l'evoluzione dell'uomo su questo pianeta, sono anch'essi problemi relativi che non tolgono e non aggiungono nulla a un'universo infinito che implica l'esistenza di infiniti mondi abitati da infinite copie dell'Uomo stesso. L'Universo non è "amore" a prescindere, ma quest'ultimo sarà conseguente alla Conoscenza, senza la quale non vi può essere identificazione, nè EMPATIA. Tutto scorre nell'espansione infinita dell'universo, tutto è in movimento e nulla viene sciupato in termini di energia e informazione. Perciò non dovremmo mai usare le definizioni di "morte" o "fine", ma di TRASFORMAZIONE. L'intelligenza dell'universo è l'Uomo: la mente dell'uomo è infinita così come le sue potenzialità nel campo della conoscenza. Nella nostra dimensione, l'Uomo è il centro dell'universo, perciò, se continuiamo a guardare l'universo come ricettacolo di civiltà aliene utili a scaricare le nostre frustrazioni, non riusciremo mai a mettere in moto il potenziale "in sonno" della nostra mente, ma continueremo sempre a sognare, non riusciremo mai ad uscire dalla fase "infantile" della storia umana. Se l'Universo è infinito, L'UNIVERSO NON SI PUO' LASCIARE, ma i mondi che abiteremo avranno l'aspetto di ciò che abbiamo realizzato a livello evolutivo. L'espansione dell'Universo ha come scopo la TRASFORMAZIONE, il cui mezzo è la CONOSCENZA e il cui veicolo è l'UOMO. CI SONO DUE MODELLI DI VITA: DA SVEGLI O DA DORMIENTI.


LA NOSTRA CONOSCENZA NON COMPRENDERA' UNA REALTA' "ETERNA", MA "ETERNAMENTE INFINITA". SOLO IL DIVENIRE E' ETERNO.

All'inizio del capitolo "Matematica e realtà", ROGER PENROSE si applica alla spiegazione dell'INSIEME DI MANDELBROT, ovvero l'"insieme di numeri complessi in successione", che, mediante l'elaborazione al computer, portano alla formazione di una struttura ideale composta di FRATTALI: elementi che si ripetono assumendo lo stesso aspetto l'uno dell'altro praticamente all'infinito, ma elaborando ogni volta strutture diverse. Questo esperimento fu condotto per la prima volta, grazie al computer, da BENOIT MADELBROT (nato a Varsavia il 20 novembre 1924, è morto a Cambridge, Massachusetts il 14 ottobre 2010), a cui è stato conferito il premio Wolf per la fisica nel 1993. Secondo PENROSE, questa struttura non sarebbe frutto di pure riflessioni della mente umana, ma avrebbe un'esistenza oggettiva, indipendente dai nostri studi, e sarebbe la conferma di una realtà "eterna" al di là della realtà percepibile, che a sua volta è alla base delle leggi del nostro universo. Assumerebbe perciò il titolo di SCOPERTA. Sarebbe però intuitivamente più giusto definirla come la conferma di una realtà ETERNAMENTE INFINITA, perchè, com'è ovvio, anche la nostra stessa mente si ribellerebbe all'idea di ETERNITA' intesa nel senso di CRISTALLIZZAZIONE o REALTA' ULTIMA. Se facciamo un esperimento mentale, chiudendo gli occhi, e proviamo ad immaginare una realtà "ultima", un "fine", la nostra mente non potrà rimanere incatenata a nessun immaginario, seppur meraviglioso, "fine", ma continuerà a cercare e a cercare ancora perchè non tollera delimitazioni: L'INTELLIGENZA, LA MENTE, LA CONOSCENZA, SONO INFINITE E CREATRICI DI ULTERIORI E SEMPRE NUOVE ENTITA': SOLO IL DIVENIRE E' ETERNO. Così come la matematica non è racchiudibile in assiomi che rappresentino una "soluzione finale", allo stesso modo la mente, l'evoluzione, la conoscenza, non possono conoscere limitazioni.

Un'immagine dell'INSIEME DI MANDELBROT: struttura frattale elaborata al computer.

Ma leggiamo il testo sull'argomento dal libro dello stesso PENROSE, poi riporteremo alcuni aforismi o brani di scienziati e filosofi famosi:

IL PAESE DI TOR BLED NAM (Nota: Tor Bled Nam letto al contrario è lo stesso nome dello scienziato MANDEL BROT, ossia BENOIT MANDELBROT che per la prima volta, nel 1984, con l'aiuto del computer riuscì a visualizzare questa struttura microscopica)

"Immaginiamo di aver compiuto un lungo viaggio verso un mondo molto lontano. Chiameremo questo mondo Tor’ Bled-Nam. La nostra strumentazione ha captato un segnale che ora è ben evidente sullo schermo che abbiamo di fronte. L’immagine si mette a fuoco e osserviamo. Che cosa potrebbe essere? È un insetto dall’aspetto inconsueto? Forse è invece un lago dai riflessi scuri, in cui si immettono tanti ruscelli montani? Oppure potrebbe essere una grande città aliena dalla forma curiosa con strade che si dipartono in diverse direzioni verso piccole città e villaggi poco distanti?
Può essere un’isola – e allora proviamo a cercare qual è il continente più vicino al quale possa essere associata. Possiamo acquistare questa visione più ampia allontanandoci dall'oggetto, ossia, per esempio, riducendo l'ingrandimento del nostro dispositivo di telerilevamento di un fattore lineare di quindici. Ed ecco che appare alla nostra vista l'intero mondo. La nostra isola ci appare come un puntino. I filamenti (corsi d'acqua, strade, ponti?) che si dipartono dall'isola originaria hanno tutti una fine, con l'eccezione di quello che ha origine all'interno della sua fenditura di destra, il quale va a unirsi all'oggetto molto più grande che vediamo rappresentato nella figura 3.2. Quest'oggetto più grande è chiaramente simile all'isola che abbiamo visto in principio, anche se non è esattamente identico. Se ci concentriamo con maggiore attenzione su quella che appare essere la linea di costa di quest'oggetto, vediamo innumerevoli protuberanze dalla forma grosso modo tondeggiante, le quali posseggono a loro volta protuberanze simili. Ogni piccola protuberanza sembra essere attaccata una protuberanza maggiore per mezzo di un piccolo punto di contatto, e si osservano molte verruche su verruche. Man mano che l'immagine si fa più nitida, vediamo miriadi di minuscoli filamenti serpeggianti che si dipartono dalla struttura. I filamenti si biforcano in vari punti e spesso formano meandri irregolari. In certi punti sui filamenti vediamo piccoli grovigli complicati che il nostro dispositivo di telerilevamento, con il suo ingrandimento attuale, non è in grado di risolvere. E' chiaro che l'oggetto non è una vera isola o un continente, nè un paesaggio di alcun genere. Quello che stimao osservaando potrebbe essere dopo tutto un mostruoso coleottero, e il primo oggetto che abbiamo visto era forse un suo piccolo, ancora attaccato ad esso da una sorta di cordone ombelicale. Cerchiamo di esaminare la natura di una delle verruche del nostro organismo misterioso, aumentando l'ingrandimento del nostro dispositivo di rilevamento di un fattore lineare di dieci circa. La verruca stessa ha una forte somiglianza con l'organismo nel suo complesso, tranne che nel suo punto di attacco con l'organismo. Osserviamo che nella figura 3.3 ci sono vari punti in cui si riuniscono 5 filamenti. Questa particolare verruca è forse caratterizzata da una certa "quintuplicità", così come quella in alto da una "triplicità". Di fatto, se dovessimo esaminare la successiva verruca di dimensioni ragionevoli, un po' più giù a sinistra nella fig.3.2, troveremmo in essa una "settuplicità"; e nella successiva una "nonuplicità" e via dicendo. Entrando nella fenditura fra le due regioni più grandi della fig. 3.2, troviamo che le verruche sulla destra sono caratterizzate da numeri dispari, che aumentano ogni volta di due. Guardiamo in profondità in questa fenditura, aumentando l'ingrandimento di un fattore di dieci circa rispetto a quello della fig.3.2. Vediamo numerose altre minuscole verruche e anche molta attività turbinante. a destra riusciamo anche a discernere qualche piccola spirale a forma di coda di cavalluccio di mare, in un'area che designeremo come "la valle dei cavallucci di mare". Qui troveremo, usando un ingrandimento sufficiente, vari anemoni di mare, o regioni dall'aspetto distintamente floreale. Dopotutto, questa potrebbe essere forse una linea di costa esotica: ad esempio una scogliera corallina, pullulante di ogni forma di vita. A un ulteriore ingrandimento, quello che ci era sembrato un fiore potrebbe rivelarsi composto di miriadi di strutture minuscole ma incredibilmente complesse, ognuna con numerosi filamenti e con code di spirale turbinanti. Esaminiamo in modo dettagliato una delle più grandi fra le code di cavallucci di mare, e precisamente quella appena percepibile nella fig.3.4 nel punto indicato con la scritta "Fig.3.5" (la quale è attaccata a una verruca con una 29-plicità!). Con un ulteriore ingrandimento di circa 250 volte ci troviamo di fronte alla spirale raffigurata nella figura 3.5. Troviamo che questa non è una coda ordinaria, ma è composta da mulinelli più complicati avanti e indietro, con innumerevoli piccole spirali e regioni che assomigliano a polpi e a cavallucci di mare. In molti punti la struttura è attaccata solo dove si congiungono due spirali. Esaminiamo uno di questi punti(indicato nella fig.3.5 sotto la scritta "fig.3.6) aumentando il nostro ingrandimento di circa trenta volte. Tò: non distinguiamo in mezzo un oggetto strano ma ora familiare? Un ulteriore ingrandimento di circa sei volte (fig. 3.7) ci rivela una creatura minuscola, ma quasi identica all'interaa struttura che abbiamo esaminato! Se guardiamo più attentamente vediamo che i filamenti che ne emanano sono un po' diversi da quelli della struttura principale, e turbinano attorno estendendosi fino a distanze relativamente molto maggiori. Eppure questa minuscola creatura non sembra differire per nulla dalla sua genitrice, tanto da possedere addirittura a sua volta una prole propria, in posizioni esattamente corrispondenti. Adottando ingrandimenti ancora maggiori, potremmo osservare anche queste creature più piccole. Anche i nipotini assomiglierebbero al progenitore comune, e si può facilmente essere indotti a credere che questa situazione possa proseguire indefinitamente. Possiamo esplorare questo mondo di Tor Bled Nam finchè vogliamo, facendo ricorso a ingrandimenti sempre maggiori. TROVEREMO UNA VARIETA' SENZA FINE: NON CI SONO DUE REGIONI ESATTAMENTE IDENTICHE, EPPURE C'E' UN'ATMOSFERA GENERALE A CUI CI ABITUIAMO BEN PRESTO. Le creature simili a coleotteri la cui forma ci è ora familiare tornano a emergere a scale sempre più piccole. Ogni volta le strutture filamentose vicine differiscono da quelle che avevamo visto prima, e ci presentano fantastiche nuove scene di incredibile comlicazione. Che cos'è questo strano paese, vario ed estremamente complicato in cui ci siamo imbattuti? Molti lettori saranno senza dubbio già in grado di rispondere a questa domanda, altri no. Questo mondo non è altro che che un elemento di matematica stratta, il cosiddetto INSIEME DI MANDELBROT. Complicato lo è senza dubbio; eppure è generato da una regola di notevole semplicità! Per spiegare in modo appropriato la regola, dovrò prima spiegare cos'è un numero complesso, e sarà bene farlo subito.In seguito avremo bisogno di numeri complessi. Assolutamente fondamentali per la meccanica quantistica, sono perciò basilari per il funzionamento del mondo in cui viviamo....". (dal libro di ROGER PENROSE: "LA MENTE NUOVA DELL'IMPERATORE"; capitolo MATEMATICA E RELTA', paragrafo IL PAESE DI TOR BLED NAM, pag.109-110-111-112-113-114-115; purtroppo i disegni elencati in questo teso con dei numeri si possono vedere solo sul libro).

GLI OPPOSTI COME MANIFESTAZIONI DELL'UNICA REALTA'

“ Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono grande, contengo moltitudini." WALT WHITMAN (West Hills, 31 maggio 1819 – Camden, 26 marzo 1892), poeta, giornalista e scrittore statunitense.


L'intera realtà è manifestazione dell'Uno, perciò il progresso della conoscenza porterà inevitabilmente ad un sincretismo universale, ad una conciliazione degli opposti: tutte le filosofie, tutti i sistemi di pensiero, tutte le ideologie, ad un livello superiore di coscienza coincidono. Nel regno dell'Assoluto i paradossi si dissolvono. Ma la conciliazione di determinate contraddizioni, porterà inevitabilmente all'insorgere di altre contraddizioni, e così all'infinito, perchè ogni assioma (o verità riconosciuta) non è altro che un'"emergenza", un'onda che si increspa sopra un mare di altri apparenti assiomi o verità, e questo mare è in continuo movimento. L'opposizione è soltanto l'illusione ottica di una consapevolezza non ancora elevata, mentre invece esistono solo varie inevitabili tappe che la storia deve percorrere e superare seguendo un progresso infinito verso il miglioramento della condizione umana. La legge mediante la quale l'Uno si manifesta in questa dimensione (come i concetti matematici inspiegabili), in quanto "principio", non è spiegabile, perchè altrimenti contradirrebbe il suo essere "principio". Tutto è vero e non vero nello stesso tempo; tutto è falso e non falso nello stesso tempo: ogni conflitto si risolve nella conciliazione degli opposti, non nell'eliminazione di uno o dell'altro, perchè il conflitto è conflitto fra due ragioni, non fra giusto o sbagliato. La ragione è la guida che porta alla concretizzazione della realtà e raggiunge il suo culmine nell'Uomo. A questo punto si ripresenta la domanda proposta da ROGER PENROSE, nel libro LA MENTE NUOVA DELL'IMPERATORE (pag.133-134-135):

"I concetti matematici hanno una realtà propria e atemporale?"

Presumibilmente sì, ma soltanto come leggi che regolano le trasformazioni nella realtà del pensiero, della natura e dello spirito. L'unico errore che il pensiero può compiere è dunque l'arroccamento, la convinzione e il dogmatismo, che rappresentano un paludamento del progresso stesso, e senza il progresso (scientifico, spirituale, sociale, ecc...) l'Uomo non ha ragione d'essere. Non avere perciò paura di essere incoerente: l'incoerenza è il principio della consapevolezza, è la dissoluzione dei legami che annebbiano l'orizzonte infinito del pensiero.


IL CAOS E' LA PRIMA MATRICE DELL'UNIVERSO

Il CAOS preesiste all'ORDINE DELL'UNIVERSO. La convinzione pitagorica si riassumeva così: "l'universo è numero e tutto quel che esiste è comprensibile in termini di rapporto"; che l'universo, alle sue fondamenta, fosse riconducibile alla logica, come presumeva PITAGORA, è una tesi in seguito smentita dalla scoperta dei NUMERI IRRAZIONALI e delle GRANDEZZE INCOMMENSURABILI: la radice quadrata di 2, ad esempio, costituisce una serie infinita di decimali dopo la virgola che non presentano una ricorrenza periodica di cifre uguali, ed è perciò un NUMERO IRRAZIONALE, ed inutilizzabile ai fini della misura e della comprensione dei fenomeni universali. In epoca recente è stato appurato che la radice quadrata di qualsiasi numero naturale (dove per "naturali" si intendono le cifre 0  1  2  3  4  5  6  7  8  9 utili all'esigenza pratica di contare) consiste inevitabilmente in una cifra irrazionale. Un altro numero irrazionale è il PI GRECO calcolato da ARCHIMEDE nel III secolo a.C., e consiste nel rapporto fra il perimetro del cerchio e il suo diametro, ed anch'esso risulta essere una cifra irrazionale, come spiegato sopra. La domanda che sorge spontanea è questa: IL VERO SOSTEGNO DELL'UNIVERSO (o meglio "gli universi") E' IL CAOS? Sembrerebbe paradossale, ma potrebbe essere "logicamente" comprensibile, per il fatto che dal caos può sorgere qualsiasi cosa, e dal caos possono nascere universi, ad esempio, con leggi fisiche diverse dal nostro, mentre se tutto fosse rapportabile ciò non sarebbe possibile, ed è forse proprio il CAOS a permettere la libertà di rappresentazione di fenomeni e di possibilità infinite, nonchè gli infiniti orizzonti della coscienza. Dunque l'ordine sarebbe relativo e l'unico elemento davvero assoluto sarebbe il caos, dal quale derivano tutte le varianti infinite e le possibilità. Caratteristica del caos è proprio quella di essere creativo e generare i fenomeni in tutte le loro forme infinite, mentre l'ordine assoluto porterebbe ad un assoluta cristallizzazione, ed è questo che succederebbe, a mio avviso, se l'universo fosse comprensibile mediante la logica e i numeri. Dunque, fortunatamente l'universo non è "numero" ed è la coscienza stessa che determina l'"ordine" coerente delle cose. Ad esempio: potrebbe esistere un universo privo di esseri coscienti (non necessariamente evoluti) che lo percepiscono? Se la coscienza è base portante dell'universo, una percezione diversa creerebbe un tipo diverso di universo. Ma tutti vediamo le stesse cose, anche se le consideriamo in modo diverso: perchè ci troviamo sulla stessa lunghezza d'onda generata dall'aggregazione di coscienze simili, anche se non uguali dal punto di vista evolutivo? Tutte queste riflessioni assumerebbero un senso se considerassimo l'Universo come un'ENTITA' ASSOLUTA IN CONTINUO DIVENIRE, che diviene progressivamente cosciente mediante l'UOMO nella sua accezione di MICROCOSMO. L'universo possiede quindi una volontà anteriore all'ordine stabilito, e la volontà stessa dell'ordine nasce paradossalmente dal CAOS, essendo ORDINE e CAOS non opposti ma inscindibili.


LA MATEMATICA COME INTUIZIONE E TRAMA FONDAMENTALE

L'aspirazione a volersi aggrappare ad una verità assoluta, traascurando la reale complessità dell'infinito, causò anche la rovina di un grande scienziato: KURT GODEL (di cui ci occuperemo in quest'articolo) il cui TEOREMA costituisce una delle più importanti scoperte nel campo della matematica, poichè prova come essa sia una trama non riducibile a formulazioni logiche, sulla quale perciò si realizzano le infinite possibilità universali, le infinite metamorfosi della coscienza, come in un sistema di scatole cinesi: non puoi vedere (prendere coscienza di un cambiamento) prima del sopraggiungere di tale cambiamento, e l'indecidibilità degli assiomi matematici non è una prova dell'esistenza di un progetto a priori (nel senso platonico che avrebbe voluto intendere GODEL), ma dell'assoluta libertà dell'anima e della materia nel viaggio infinito delle sue trasmutazioni, ed ha alla base una concezione estremamente relativistica della realtà. In parole povere, se il TEOREMA DI GODEL dimostrasse un "disegno intelligente a priori", l'autore di questo progetto dovrebbe essere preceduto da un'altro autore, e questo passaggio costituirebbe una regressione infinita. La volontà di ridurre un semplice esperimento logico alla dimostrazione di un universo limitato e sottomesso ad una verità immaginaria, è stata la causa del crollo psichico di KURT GODEL, come vedremo nel paragrafo relativo a questo argomento. In effetti, l'idea stessa di Infinito collide con l'idea di un'entità superiore all'Universo, intesa come "artefice a priori", ma è perfettamente coerente con l'idea di un'entità INTRINSECA alla manifestazione di un Universo infinito. Ma c'è comunque del metodo nel riduzionismo con cui la scienza ha cercato di classificare la mente umana come un meccanismo basato su algoritmi, ignorando, peraltro, anche il TEOREMA DI GODEL che nel 1931 dimostrò il fallimento del SISTEMA FORMALE DI HILBERT (consistente nella dimostrazione degli assiomi matematici mediante un rigoroso metodo di sequenze finite di simboli e formule), come vedremo più avanti. Questo metodo consiste probabilmente in un'intento oscurantista, allo scopo di nascondere il potere fondamentale della mente umana come strumento mediante il quale l'Universo, come entità in divenire, conosce sè stesso, concetto che non ha nulla a che fare con la pretesa realtà a priori ricercata da GODEL; potere che KURT GODEL, attraverso il suo teorema, avrebbe dovuto invece sottolineare. Una proposizione falsa all'interno del sistema formale di HILBERT, genera l'enunciato: "questa proposizione non può essere dimostrata", quindi genera una proposizione vera (cioè che non può essere dimostrata) da una proposizione falsa. Perciò la proposizione in esame è allo stesso tempo vera e falsa. Ma si potrebbe continuare all'infinito, poichè se a questo risultato ne aggiungiamo un'altro seguendo la stessa conclusione, i risultati consecutivi proseguirebbero all'infinito generati uno dall'altro. Ma per renderci conto della veridicità dell'affermazione di indimostrabilità della suddetta proposizione, abbiamo dovuto aggiungere l'elemento intuitivo; nel senso che: lo stesso enunciato "questa proposizione non può essere dimostrata" non contiene in sè la nozione di veridicità dell'enunciato stesso, cioè l'enunciato non può giudicare sè stesso, ma siamo noi che lo dobbiamo giudicare come "vero" in base alla nostra riflessione; vale a dire che la matematica non può dimostrare ogni cosa mediante il sistema formale di DAVID HILBERT, ma è la mente umana, l'INTUIZIONE, e la RIFLESSIONE il meccanismo che porta alla formulazione che "la proposizione falsa genera un enunciato vero, perciò la proposizione è vera perchè è falsa". L’INTUIZIONE MATEMATICA è un procedimento mentale che non è di per sé passibile di riduzione formale (ovvero non può essere rinchiuso in formule e simboli che seguono procedimenti fissi stabiliti o algoritmi) proprio perché è la riduzione formale a prendere le mosse dall’intuizione matematica e non viceversa. Se questo è vero per la matematica, è ancor di più ovvio per la mente umana. Tutto questo porta alla conclusione che una macchina, un computer, non può scoprire nuovi assiomi basandosi su dati introduttivi di cui non può capire il senso, e su assiomi fondamentali di cui non comprende il contenuto intuitivo; l'unica cosa che può fare è girare intorno in vani tentativi di estrarre l'impossibile, ovvero le qualità che solo la mente può avere: VOLONTA', INTUIZIONE, IMMAGINAZIONE. Che una macchina possa raggiungere questi elementi che sono propri della manifestazione emergente dell'intelligenza e dell'essenza dell'Universo (e che nella mente umana trovano la loro massima espressione) è ipotesi alquanto assurda; tuttavia è giusto che si tenti di dimostrarla, perchè in questo modo, seguendo un obiettivo tanto assurdo quando ambito, si potrà pervenire a risultati e traguardi scientifici imprevedibili, ma senz'altro straordinari per il futuro. Il futuro è difficilmente prevedibile, e le conquiste più importanti nel campo della conoscenza sono avvenute del tutto inaspettatamente, quasi sempre cercando qualcos'altro di molto minor valore. Possiamo concludere questo articoletto con un brano tratto dal libro di ROGER PENROSE, LA MENTE NUOVA DELL'IMPERATORE, pag.154-155:

"Mi pare, in ogni caso, una chiara conseguenza del ragionamento di GODEL che il concetto di verità matematica non possa essere racchiuso in nessuno schema formalistico. La verità matematica è qualcosa che va al di là del mero formalismo. Questa nozione è forse già chiara di per sè anche senza il TEOREMA DI GODEL. Come dobbiamo infatti decidere quali assiomi o regole procedurali adottare in ogni caso quando cerchiamo di costruire un sistema formale? Nel decidere sulle regole da adottare dobbiamo sempre farci guidare adalla comprensione intuitiva di ciò che è evidentemente vero, dati i significati dei simboli del sistema. In che dobbiamo decidere quali sistemi formali siano quelli ragionevoli da adottare (in accordo, cioè, con i nostri sentimenti intuitivi sull'evidenza e sul significato) e quali no?"

Con questo dobbiamo concludere che la matematica deriva dall'intuizione e che nulla può prescindere dalla mente umana e dagli elementi che rendono l'essere "reale" e "vivente": l'INTUIZIONE, l'IMMAGINAZIONE, la VOLONTA', il PENSIERO; in una parola: la COSCIENZA. Tuttavia sarebbe assurdo derivare da questo l'idea di un disegno intelligente prestabilito, altrimenti la mente sarebbe cristallizzata e racchiusa in un circolo vizioso di concetti e intuizioni già esistenti che deve semplicemente cogliere escludendo perciò ogni processo creativo e ogni idea di progresso infinito (che, invece, è elemento essenziale della mente e del pensiero). Si può pensare alla matematica come ente esistente a priori solo come trama del tutto impersonale sulla quale si possono realizzare le possibilità infinite, e non come il presupposto di una realtà prestabilita e di un universo ripiegato su sè stesso. In quest'ultimo caso ci troveremmo di fronte ad un riduzionismo opposto e non meno dannoso.

Foto: il matematico Luitzen Brouwer - 1881-1966

CONSIDERAZIONI SULL'INTUIZIONISMO DI LUITZEN BROUWER

L'intuizionismo di LUITZEN BROUWER, dal canto suo, si oppone al platonismo e anche all'esistenza completata di insiemi teorizzata da GEORG CANTOR, poichè nulla può avere un'esistenza reale di ciò che non può essere formulato costruttivamente dalla mente umana. Dunque gli insiemi concernenti qualsiasi categoria di oggetti, non possono avere un esistenza "in sè", cioè a prescindere dal lavoro mentale attuato per concepirli. Nella matematica ordinaria si giudica se un oggetto matematico può essere reale o meno mediante il fatto che susciti o meno risultati paradossali o assurdi; ora: gli intuizionisti rifiutano la realtà degli oggetti matematici a partire dal fatto che non possono essere costruiti a priori mentalmente: ma in questo modo viene escluso già da subito anche il presupposto che questa "costruzione" avvenga, e consiste in questo la debolezza della teoria intuizionista secondo il giudizio di PENROSE. Praticamente: gli intuizionisti concepiscono l'esistenza dell'ente matematico solo in base ad una precedente costruzione mentale di quest'ultimo. L'intuizionismo di BROWER rifiuta inoltre la LEGGE DEL TERZO ESCLUSO: il sistema per cui "la negazione della negazione di un'affermazione" consiste nella veridicità dell'affermazione; procedimento secondo il quale viene esclusa (terzo escluso) una terza possibile variante dell'affermazione. La LEGGE DEL TERZO ESCLUSO recita così:

"Se è falso che qualcosa non sia vero, allora quel qualcosa è sicuramente vero".

Il problema degli intuizionisti consiste proprio nella negazione di un fatto evidente come questo, perciò, secondo ROGER PENROSE, l'INTUIZIONISMO non può essere considerato una teoria valida.

In questo caso ne deriva l'enunciato che: se affermando che un tale oggetto non esiste ne scaturisce una contraddizione, non si conferma l'inesistenza di un tale oggetto, ma non si hanno le prove nemmeno della sua esistenza. Solo l'intuizione può ricavare l'esistenza o l'inesistenza di un oggetto se questo può essere costruito dal ragionamento umano; se non può essere costruito senza giungere a contraddizione, esso non esiste; se può essere costruito senza contraddizione, esso esiste. Per questo gli insiemi infiniti vengono negati dall'intuizionismo: perchè l'enormità della loro espansione porta al PARADOSSO DI RUSSELL e, portando ad un paradosso, non possono esistere perchè non costruibili, o fruibili, dalla mente umana. La TEORIA DEGLI INSIEMI di CANTOR esigeva il cosiddetto PRINCIPO DI ASTRAZIONE (assioma), secondo il quale tutti gli oggetti che hanno una caratteristica in comune (ad esempio uno specifico colore) possono essere considerati facenti parte di un insieme. A livello fisico, ad esempio, tutti gli universi le cui leggi fisiche sono simili, possono essere considerati interconnessi nell'ambito di un multiverso, perchè nell'infinito non esiste il più distante" o il "più vicino", ma tutto appartiene ed è correlato al suo simile. BERTRAND RUSSELL mise in crisi la TEORIA DEGLI INSIEMI di GEORG CANTOR, mediante la famosa antinomia:

"l'insieme di tutti gli insiemi che non appartengono a sé stessi appartiene a sé stesso se e solo se non appartiene a sé stesso".

Questo "paradosso" mise in crisi il LOGICISMO, ovvero il tentativo di racchiudere in formulazioni rigorosamente logiche i concetti matematici; crisi che venne risolta nel 1931 da KURT GODEL mediante il suo TEOREMA DI INCOMPLETEZZA, con il quale gli assiomi matematici vennero dichiarati inspiegabili e insolubili dalla logica e dalle formule, essendo la matematica un'entità infinita i cui assiomi generano altri assiomi indefinitamente.

Nel libro di PENROSE è inoltre esaminato il possibile caso che da qualche parte nella famosa sequenza infinita del P greco si possa realizzare una sequenza di dieci 7 consecutivi. Ovviamente, questa sequenza è teorizzata, ma non può essere dimostrata: si può solo "immaginare" che essa esista, in qualche punto, nell'ambito di una cifra infinita come il P greco. Questo esempio è citato spesso da BROWER nel tentativo di dimostrare la sua teoria. Ora, secondo il ragionamento matematico ordinario, questa sequenza di 7, finchè non viene dimostrata, "esiste e non esiste" allo stesso tempo, non viene negata a priori come implicherebbe la prassi del sistema intuizionista, che negherebbe l'esistenza di tale sequenza per il fatto stesso di non essere ancora dimostrata. Da ciò si può dedurre l'evidente "riduzionismo" della tesi intuizionista, poichè, negando l'esstenza di enti non ancora "costruiti" secondo una logica procedura dalla stessa mente, nega la stessa capacità immaginativa della mente. Dopo queste riflessioni si può considerare l'INTUITIVISMO di BROWER come una branca del COSTRUTTIVISMO: altra teoria affine.



L'UNIVERSO COME COSCIENZA INFINITA

Il TEOREMA DI INCOMPLETEZZA di KURT GODEL esprime la coscienza infinita dell'Universo, dimostrando a chiare lettere che gli assiomi matematici sono indimostrabili. Vediamo come: gli assiomi matematici e le proposizioni da essi scaturite portano alla scoperta di altri assiomi e altre proposizioni all'infinito; ciò è dimostrato anche dal fatto che la macchina di TURING (ideale macchina universale in grado di formulare elaborazioni mediante un nastro infinito ideata da ALAN TURING nel 1936) non sarebbe in grado di "decidere" quando arrestarsi e quindi di "decretare" se una proposizione è la proposizione definitiva oppure no: proseguirebbe all'infinito, creando assiomi e proposizioni senza fermarsi mai. Questo problema viene anche definito "PROBLEMA DELL'ARRESTO" nel caso della MACCHINA DI TURING. Cos'è un teorema?

"I teoremi sono infatti precisamente le proposizioni che appaiono come ultime righe di dimostrazioni costruite in modo corretto" (ROGER PENROSE)

In questo caso le ultime righe che formulano il TEOREMA DI GODEL sono comprese all'interno del SISTEMA FORMALE di DAVID HILBERT (il sistema formale è stato idealizzato per ridurre i concetti matematici entro precise sequenze di formule, le quali avrebbero dovuto essere in grado di rispondere ad ogni questione matematica), e lo demoliscono con le sue stesse procedure; infatti, secondo il TEOREMA DI GODEL usando lo stesso SISTEMA FORMALE possiamo, alla fine, dedurre che la proposizione che ne scaturisce è vera e falsa allo stesso tempo; ovvero: è vera perchè è falsa, mediante questo risultato (enunciato):

"Questa proposizione non può essere dimostrata";

quindi la proposizione "che non può essere dimostrata" è vera perchè è vero che non può essere dimostrata. E' vera perchè è falsa. Da questo enunciato se ne ricavano altri infiniti che si susseguono come scatole cinesi e la MACCHINA DI TURING risulta inarrestabile.
Il TEOREMA DI GODEL ci dice sostanzialmente che i concetti matematici sono indimostrabili perchè l'universo non è un sistema chiuso e prestabilito secondo il quale la nostra coscienza potrebbe elaborare solo quel che è "dato" a priori; e non è nemmeno un cerchio, ma una SPIRALE che si svolge all'infinito, le cui fondamenta sono estremamente mobili e le cui manifestazioni si concretizzano partendo dal caos, dal basso, dal punto 0; in questo modo si può spiegare l'esistenza della sofferenza e l'esistenza di manifestazioni di livello superiore ed inferiore; ovvero di gradi inferiori e superiori di coscienza, realizzandosi questi ultimi (in questa dimensione) nell'uomo evoluto. L'universo parte dal nulla per giungere a sempre superiori manifestazioni dell'ESSERE, non parte dall'ESSERE per annullarsi e ricercare sè stesso umiliandosi in forme inferiori di esistenza, non avrebbe alcun senso, e cercare di dimostrare questa forzatura sarebbe di per sè paradossale. Il TEOREMA DI GODEL dimostrò che le potenzialità della mente umana sono infinite, che la coscienza si espande infinitamente e che le convinzioni durano fintanto che non ci innalziamo ad un livello superiore (come le proposizioni matematiche) e verranno sostituite da altri traguardi, ma solo quando ne saremo pronti, e così all'infinito. Un traguardo ne contiene un altro e un altro ancora verso un eterno progresso. Il passaggio attraverso stati sempre superiori di consapevolezza non avviene in modo "automatico", è determinato da fattori esistenziali profondi; non puoi "svelare" un "salto evolutivo" ad un individuo impreparato: egli potrà anche capire il concetto, ma questo rimarrebbe lettera morta, non verrebbe interiorizzato. E' per questo che molti simboli ed allusioni iniziatici vengono "nascosti in piena luce" senza preoccupazione. E sono proprio questi fattori esistenziali esclusivi delle manifestazoni "in divenire" dell'entità universale (vale a dire tutto quel che è vivente), questi stati progressivi della coscienza e dell'Essere che un'automa non potrà mai avere, con buona pace dei cultori dell'"INTELLIGENZA ARTIFICIALE FORTE". Nell'ambito dell'assurdità il fondamentalismo materialista e il fondamentalismo religioso portano entrambi ad un risultato: la negazione della centralità dell'uomo e delle sue possibilità; addirittura, nel caso dell'"Intelligenza artificiale forte", riducendole ad algoritmi delegabili ad un qualsiasi automa. In questa dimensione (che non è l'unica) la nostra fede dev'essere riposta nelle infinite potenzialità dell'uomo e nel PENSIERO come vera ed assoluta realtà: non esiste una volontà "superiore" che regola l'universo, il pensiero e la sua evoluzione sono le uniche realtà e, come gli assiomi matematici, non conoscono confini.



RIFLESSIONI SUL MULTIVERSO

Gli universi nel nostro MULTIVERSO sono infiniti, e più sono distanti più le storie contenute sono abissalmente diverse. Ma il MULTIVERSO relativo agli universi interconnessi (ovvero soggetti alle stesse leggi fisiche), sarebbe logico pensare che anch'esso, a sua volta, sia contenuto da una bolla più grande contenente infiniti multiversi, e questa, allo stesso modo, in una bolla ancora più grande contenente infinite bolle contenenti infiniti multiversi, e così via...come in un sistema di scatole cinesi. Ma l'Universo non è "contenuto" da nulla, non si estende in uno spazio preesistente: E' LO SPAZIO, E' IL TEMPO, E' GLI OGGETTI E GLI ESSERI ATTRAVERSO I QUALI SI MANIFESTA, perchè, appunto, ogni elemento fino agli esseri umani non è altro che la sua manifestazione NECESSARIA il cui scopo è la CONOSCENZA, più precisamente LA CONOSCENZA DI SE'. L'UNIVERSO è infinito proprio perchè non vi è nulla al di fuori di esso, esso è il TUTTO, perciò non non vi è nulla che possa delimitarlo. Ma perchè un'entità infinita dev'essere allora "contenuta" all'interno di un'altra entità infinita: il MULTIVERSO? Perchè ad una prospettiva superiore ogni concetto apparentemente contrario si riconcilia e i paradossi si dissolvono. Per lo stesso motivo la fisica quantistica sembra non conciliarsi con la teoria della RELATIVITA' GENERALE, ad un livello superiore, invece, si scoprirà che tutto è correlato; così come è l'infinito che crea il "finito", le leggi contro-intuitive della fisica quantistica creano le leggi logiche ed intuitive della nostra dimensione fisica. Essendo l'universo INFORMAZIONE, l'informazione di ogni oggetto, pianta o essere vivente è eterna e si estende all'infinito, qualora scomparisse da un pianeta o da una dimensione, la sua esistenza si perpetuerebbe all'infinito nelle altre infinite dimensioni, dalle quali sarà riassorbita la sua energia. Inoltre, in un MULTIVERSO infinito, TUTTO E' POSSIBILE, TUTTO PUO' ACCADERE, ESISTERE E REALIZZARSI DA QUALCHE PARTE, anche un pensiero fuggevole (buono o cattivo) come "informazione" viene concretizzato in qualche universo, PERCHE' NULLA DI CIO' CHE VI E' IN POTENZA, PUO' RIMANERE INCOMPIUTO. Ma l'UOMO è veramente il gradino più alto della manifestazione multiversale? Nel MULTIVERSO che ci riguarda probabilmente sì, ma nell'ambito dell'infinito non si può pensare in termini di "mèta raggiunta", di "ultimo gradino", ecc...perchè LA CONOSCENZA E' INFINITA, perciò infinite sono le mète evolutive degli esseri; con questa considerazione possiamo immaginare anche esseri non più "umani", ma superiori alla nostra specie, sia a livello psichico che a livello biologico, che occuperebbero, in questo caso, multiversi di ordine superiore.


PARADOSSALMENTE

A livelli superiori e a livelli inferiori della realtà l'Universo sembra disporre leggi diverse ed opposte, ma tuttavia entrambe vere. L'apparente inconciliazione delle varie filosofie e correnti di pensiero è dovuta al considerare, ognuna di esse, la realtà secondo una diversa fase evolutiva, superiore o inferiore, ma appartenente comunque allo stesso sentiero diretto alla conciliazione degli opposti e all'infinito progresso della coscienza e dell'esistenza umana. Ad ogni teoria e al suo contrario si può rispondere sì e no, ed avere sempre ragione.

1 - La realtà individuale risponde a criteri meccanicistici o è determinata dalla libera scelta delle persone? La risposta è SI' e NO: sì perchè ad un livello evolutivo inferiore è dominata da "potenze straniere" e quindi è determinata da fattori indipendenti dalla sua libera scelta. Per avere una libera scelta l'individuo deve ascendere ad un livello di consapevolezza superiore, interiorizzata, deve conseguire una "volontà vera" e indipendente dai fattori meccanicistici, allora, in questo secondo caso, la risposta sarebbe "NO".

2 - L'universo è reale o immaginario? La risposta è SI' e NO: sì perchè per noi le leggi che regolano l'universo (essendo inclusi in esso) sono reali; se sbatto contro un muro mi provoco qualche danno, anche se il muro, nella sua realtà "fisica", non è altro che "informazione", secondo la quale i corpi generano barriere essendo costituiti da cariche elettriche simili, che si respingono. Quindi: come INFORMAZIONE l'universo è virtuale; come LEGGE è reale: reale per noi, non per altre eventuali dimensioni parallele (ad esempio) che si compenetrerebbero come scatole cinesi ma non si potrebbero percepire vicendevolmente.

3 - Le regole della fisica quantistica (microscopiche) e quelle della fisica classica (macroscopiche) sono compatibili o sono in opposizione? La risposta potrebbe essere: sono compatibili perchè sono in opposizione, giacchè i paradossi della fisica quantistica costituiscono i presupposti per le leggi logiche della fisica classica: l'ordine superiore non può rispondere alle stesse leggi dell'ordine che da lui deriva, altrimenti sarebbe compreso nello stesso circolo vizioso di "causa-effetto" che regola le leggi meccaniche del nostro universo.

4 - Il percorso della storia è definito da presupposti materialistici o dal progresso della coscienza umana? E' vera la prima e anche la seconda tesi; ad un livello inferiore la storia è determinata dalle leggi dell'economia e dal conflitto fra chi ne detiene le redini e chi produce ricchezza; ad un livello superiore è stimolato dal progresso della coscienza, e tutti e due i fattori (materialistici e spirituali) avanzano di pari passo, ma prima di elevarsi ad una maggiore consapevolezza, l'umanità deve raggiungere i presupposti materialistici per poterla conseguire.

5 - Esiste il bene e il male? SI' e NO. Bene e male sono due facce della stessa medaglia, da uno nasce l'altro, come ben sappiamo, non vogliamo qui ripetere sempre le solite cose; ma tuttavia il bene e il male esistono anche come entità separate, poichè l'unico male veramente "assoluto" è il rifiuto della conoscenza e la stagnazione, e l'unico bene è il desiderio di conoscenza insieme all'accettazione di tutti i suoi errori di percorso.

6 - Positivismo ottocentesco e successive scoperte scientifiche (in primis la fisica quantistica) sono inconciliabili? Il positivismo ottocentesco è stato senz'altro una posizione riduzionista estrema, ma senza quel percorso "errato" si sarebbe giunti alle nuove scoperte della fisica quantistica e del funzionamento fondamentalmente "irrazionale" dell'universo? Probabilmente no: non si perviene ad un traguardo senza pagare il dazio alla sua "opposizione".

Ma si potrebbe continuare con gli esempi all'infinito, per concludere, ad una considerazone di livello superiore, che non esistono linee di demarcazione fra le correnti di pensiero, se non nei trinceramenti mentali, che poi portano alla faziosità. Ma è più giusto essere faziosi o essere concilianti? Il mondo non potrebbe progredire senza faziosità, senza conflittualità, anche se la meta più ambita è la conciliazione, dunque anche faziosità e conciliazione sono due tappe inevitabili del medesimo percorso, e così via...


L'INSCINDIBILITA' DELLO SPAZIO E DEL TEMPO

Che cos'è un algoritmo? In parole povere un algoritmo consiste in un numero finito di passi che determina un procedimento che permette di ottenere risultati sulla base di dati inseriti da un input. Questi risultati permettono di trovare le relazioni fra fenomeni, oggetti, definizioni e molto altro; di scoprire, cioè, gli elementi che permettono una correlazione fra vari fenomeni o oggetti. E' proprio questo il punto: non possono esistere algoritmi che si creano da sè stessi, hanno bisogno di un input a priori per poter funzionare, e qualsiasi macchina funzionante mediante algoritmi non può essere munita dell'intelligenza che può comprendere il significato dei suoi stessi calcoli. Questo vale per le macchine in confronto alla mente umana, e allo stesso modo deve valere per ogni manifestazione profonda ed essenziale dell'Universo, la quale non può essere determinata da algoritmi, in quanto lo stesso Universo non è altro che una grande mente, un grande pensiero in cui il Tutto (che è un'entità in divenire, ovvero non "perfetta a priori" ma che si evolve necessariamente mediante le sue manifestazioni emergendo dal nulla) si esprime. Perciò ogni soggetto minerale, vegetale, animale ed umano non è altro che una manifestazione del Tutto ai vari livelli della sua evoluzione, e la separazione fra i soggetti, la molteplicità, è soltanto un'illusione. Uno degli esempi più importanti relativi alla non calcolabilità algoritmica dell'Universo nelle sue manifestazioni più essenziali è proprio la cosiddetta QUADRIDIMENSIONALITA' del mondo in cui viviamo, ove la quarta dimensione è rappresentata dal TEMPO; ovvero la relazione fra le tre dimensioni del nostro spazio materiale (altezza, larghezza, profondità) ed il TEMPO. Praticamente: si sa che lo spazio e la materia determinano l'essenza del tempo e che senza di essi il tempo non esisterebbe, ma non si sa in che punto, in base a cosa, qual'è il "momento" preciso della loro congiunzione. Lo spazio e il tempo devono quindi essere considerati come un'unica entità, lo SPAZIOTEMPO, e sono inseparabili, così come la mente e l'Universo, la materia e lo spirito. In poche parole: non è una questione di algoritmi, ma qualcosa di molto più profondo al di là della realtà conoscibile, qualcosa che ha a che fare con l'"intelligenza" dell'Universo, che è infinita, e la sua "calcolabilità" dipende dal progresso della nostra consapevolezza, mano a mano che essa raggiunge e (e quindi crea) nuovi orizzonti. Questo problema è esposto nel seguente passo del libro di ROGER PENROSE (LA MENTE NUOVA DELL'IMPERATORE), a pagina 177 del capitolo "Verità, dimostrazione e intuito":

"Un esempio un po' meno elementare è quello dell'EQUIVALENZA TOPOLOGICA DI VARIETA'. La menziono qui, anche se solo in breve, perchè ha una qualche concepibile pertinenza con i problemi che discuteremo nel capitolo 8. Per capire che cosa sia una "varietà", consideriamo dapprima un cerchio di spago, che è una varietà a una sola dimensione, e poi consideriamo una superficie chiusa, una varietà a due dimensioni. Cerchiamo poi di immaginare un tipo di superficie che possa avere tre o più dimensioni. EQUIVALENZA TOPOLOGICA DI DUE VARIETA' significa che una di esse può essere deformata nell'altra per mezzo di un movimento continuo, senza tagliare o incollare. Così la superficie di una sfera e la superficie di un cubo sono topologicamente equivalenti, mentre sono entrambe non equivalenti alla superficie di un anello o di una tazzina, le quali sono invece equivalenti fra loro. Ora, nel caso delle varietà bidimensionali esiste un algoritmo per decidere se due di esse siano o no topologicamente equivalenti: questo algoritmo corrisponde in effetti a contare il numero di "manici" che ha ogni superficie. Nel caso di varietà a tre dimensioni, la risposta alla domanda non è nota mentre sto scrivendo, ma per quattro o più dimensioni non esiste sicuramente alcun algoritmo per decidere l'equivalenza. Il caso QUDRIDIMENSIONALE ha concepibilmente qualche pertinenza per la fisica perchè, secondo la RELATIVITA' GENERALE DI EINSTEIN, spazio e tempo assieme costituiscono una VARIETA' QUADRIDIMENSIONALE; (vedi il capitolo 5). GEROCH e HARTLE (1986) hanno suggerito che questa proprietà non algoritmica potrebbe avere qualche pertinenza per la GRAVITA' QUANTISTICA; (cfr.anche il capitolo 8)".


LA LUNGHEZZA DI PLANCK: DIETRO LE QUINTE DELL'UNIVERSO

Oggi sappiamo che l'atomo non è l'elemento più piccolo dell'universo, ma esiste un mondo subatomico, costituito da particelle quantistiche, che non obbedisce alle leggi fisiche e alla logica del nostro mondo macroscopico e visibile. Ma nemmeno il mondo subatomico si rivelò essere l'ultimo gradino nella scala del mondo microscopico. MAX PLANCK (1858-1947) formulò l'esistenza di una dimensione esistente oltre la dimensione subatomica, una dimensione per noi inaccessibile secondo una formula che decreterebbe il limite oltre il quale l'osservazione e la speculazione non potranno giungere mai: LA LUNGHEZZA DI PLANCK. Perchè LA LUNGHEZZA DI PLANCK rappresenta una soglia invalicabile? Perchè consiste nella più piccola unità di misura esistente nell'universo, praticamente un nulla, ottenuta dall'equazione fra tre costanti fondamentali: la VELOCITA' DELLA LUCE, la COSTANTE DI PLANCK, la COSTANTE DI GRAVITAZIONE UNIVERSALE, e la sua cifra è 1,616 252(81) × 10-35 m, un centomilionesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di metro, ed è venti potenze (velocità alla quale viene prodotta un'energia) minore di un atomo di idrogeno; non potremo mai misurare qualcosa di più piccolo, anche con strumenti incredibilmente evoluti. Oltre la dimensione della LUNGHEZZA DI PLANCK si trova il "dietro le quinte" dell'universo, un "non luogo" dove spazio, tempo, essere e non essere non hanno più alcun senso, il "Nulla" da cui ha avuto origine il "Tutto". Se un atomo venisse portato alle dimensioni di tutto il sistema solare, la LUNGHEZZA DI PLANCK sarebbe ancora venti volte più piccola dell'atomo originale: in questa dimensione la struttura dello spazio tempo non è quella che conosciamo nella nostra dimensione tridimensionale, ma lo spazio tempo stesso si comporta come un mare schiumoso contenente ogni potenziale manifestazione, e soprattutto il punto in cui prendono corpo i "campi" quantistici e in cui le particelle cominciano ad interagire generando la cosiddetta GRAVITA' QUANTISTICA, la quale dovrebbe dar luogo ai GRAVITONI (ossia le particelle elementari che trasmettono la FORZA DI GRAVITA' e che sono onde gravitazionali quantizzate). Alla LUNGHEZZA DI PLANCK le particelle quantistiche non hanno ancora assunto una posizione, lo spazio tempo è un agglomerato informe e gli effetti della GRAVITA' QUANTISTICA sono ancora del tutto sconosciuti, per cui è impossibile, ad oggi, riuscire a trovare l'anello di congiunzione fra FISICA QUANTISTICA (mondo microscopico) e FISICA CLASSICA (mondo macroscopico).

SEMPLIFICANDO:

1- La LUNGHEZZA DI PLANCK è un'unità di misura oltre la quale non si può nè osservare nè supporre niente, perchè si trova oltre ogni realtà.

2- Alla LUNGHEZZA DI PLANCK le particelle quantistiche e lo spazio tempo sono ancora indefiniti.

3- Se si potesse osservare (e non si può) l'interazione di forze ed elementi al livello della LUNGHEZZA DI PLANCK forse si troverebbe l'anello di congiunzione fra GRAVITA' QUANTISTICA e GRAVITA' CLASSICA.



IMPLICAZIONI DELLA COMPLESSITA' UNIVERSALE

La formula di ISAAC NEWTON afferma :"Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale contraria", ma vedremo come questa formula deterministica possa essere facilmente confutata considerando sistemi di livello superiore. Il TERZO PRINCIPIO DELLA DINAMICA dice che "se un corpo A agisce su un corpo B (poniamo in questo caso due biglie) il corpo B reagisce dopo l'urto dirigendosi in direzione contraria con la stessa forza e velocità con cui è stato colpito. Questa è una legge deterministica che, in senso lato, decreterebbe lo stesso ordine anche a livelli superiori, non tenendo però conto di un'altra legge, incomputabile ed imprevedibile, che è il PARADIGMA DELLA COMPLESSITA', secondo il quale, nell'Universo, i fenomeni e gli avvenimenti sono guidati da un CAOS fondamentale, ma un CAOS che è allo stesso tempo "ordine": L'ORDINE DEL CAOS, secondo cui non vale il principio di calcolabilità degli avvenimenti di NEWTON, ma ogni interazione fra elementi è governata da altri elementi in numero infinito che, interagendo fra di loro in modo, ai nostri occhi, del tutto casuale, determinano il succedersi dei fenomeni emergenti nel tempo. In realtà il DETERMINISMO può essere valido come assunto riguardante basi di partenza elementari (costituite da non più di due elementi, e da qui la legge di NEWTON per cui "Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale contraria") ma viene a perdere ogni pretesa logica conseguenza man mano che si raggiungono livelli superiori (più complessi) di esistenza. Se l'assunto di NEWTON, ad esempio, fosse estensibile ad ogni livello (anche a quello umano) verrebbe meno l'esistenza del LIBERO ARBITRIO, per cui, anche dal punto di vista psicologico, la nostra vita e la nostra personalità dipenderebbero da eventi passati, facendo di noi delle specie di meccanismi insensati come descritto dalla vecchia psicoanalisi freudiana; ma "sappiamo quel che siamo, non quel che saremo" (come dice l'Ofelia di Shakespeare), nessuna evoluzione individuale è prevedibile proprio perchè l'uomo costituisce la massima espressione dell'entità universale, che è infinita. Tutto il resto (ogni pretesa di "spiegare" logicamente la mente umana) è fantascienza. L'incalcolabilità fondamentale delle leggi matematiche e fisiche, e perciò l'incomputabilità dell'universo stesso, è stata riconosciuta con la scoperta dei numeri infiniti, come il PI GRECO e la RADICE QUADRATA DI 2. Questa fondamentale caratteristica dell'Universo, costituisce il presupposto della libertà, del LIBERO ARBITRIO e della complessità cosmica, che non è un sistema chiuso per cui ad ogni causa deve corrispondere per forza una conseguenza, ma tutto è determinato da un'interazione intelligente, sorprendente e imprevedibile, soprattutto a livello microscopico riguardante il rapporto e la collaborazione fra le particelle allo scopo di creare fenomeni, oggetti ed esseri senzienti. L'auto-organizzazione delle particelle persegue dinamiche del tutto al di fuori della nostra portata e della nostra logica, i loro comportamenti possono seguire leggi prevedibili ad un basso livello di organizzazione, assumendo dinamiche del tutto incalcolabili a livelli superiori i quali superano e integrano le fasi deterministiche precedenti. Il determinismo assoluto, invece, considera tutto come una conseguenza della situazione iniziale, mentre questa è destinata a perdere il suo effetto con il passare del tempo e con il sovrapporsi di concause sempre più complesse. Se vogliamo estendere il concetto a livello degli esseri senzienti potremmo constatare come sarebbe prevedibile il comportamento di un leone se ci avvicinassimo a lui (corrisponderebbe a leggi istintuali per lui incontrollabili), mentre ad un livello superiore, riguardante l'essere umano, la reazione sarebbe diversa di fronte all'inaspettato, proprio perchè subentrerebbe qualcosa di superiore all'istinto, legato alla complessità del pensiero, non sarebbe più così prevedibile; ma vediamo anche come fra esseri umani stessi siano molto diverse le reazioni, a seconda del livello evolutivo individuale: un individuo arretrato seguirà più le leggi meccanicistiche dell'istinto perchè non può accedere a implicazioni psicologiche di carattere superiore. Ed ecco che MECCANICISMO e COMPLESSITA' sono entrambi veri costituendo l'aspetto inferiore e l'aspetto superiore di un'unità fenomenica in divenire. Se vogliamo estendere il nostro discorso ancora a livello filosofico e sapienziale, possiamo permetterci di abbracciare ogni filosofia esistente come se fosse assolutamente vera, perchè TUTTO E' VERO, solo che esprime aspetti e gradi diversi della manifestazione universale, e noi non facciamo che scegliere quello che più si addice al nostro percorso presente; l'unico errore consiste nell'imporre agli altri gli assunti della nostra visione attuale del mondo, soprattutto se questi "altri" hanno raggiunto un livello superiore di consapevolezza, per cui la loro esistenza si svolge in una dimensione più "complessa" e non riducibile alle regole seguite dall'individuo comune. L'etimologia del termine COMPLESSO deriva dal latino COMPLECTOR (comprendo-abbraccio) e indica un insieme indissolubile derivando, a sua volta, dal greco PLEKO (attorco-intreccio), e suggerisce la "comprensione" dell'Universo come un Tutto indissolubile le cui parti non sono altro che manifestazioni a livelli diversi di un'unica entità, come abbiamo molte volte ribadito.

Leggiamo ora dal libro di ROGER PENROSE, LA MENTE NUOVA DELL'IMPERATORE, capitolo "Il mondo classico", pag.222-223:

"Supponiamo di adottare il quadro delle palle sferiche rigide, secondo il quale, quando due sfere entrano in collisione fra loro, rimbalzano in modo perfettamente elastico. In altri termini, esse tornano a separarsi senza alcuna perdita di energia (o di quantità di moto locale), come se fossero palle da biliardo perfette. Dobbiamo specificare esattamente anche in che modo debbano agire le forze che si esercitano fra una sfera e un'altra. Per semplicità, possiamo supporre che la forza che ogni palla esercita sull'altra sia diretta lungo la linea che congiunge i loro centri, e che la sua grandezza sia una funzione specificata della lunghezza di questa linea. (Per la gravità newtoniana questo assunto è valido automaticamente, in virtù di un notevole teorema dovuto a NEWTON; e per altre leggi della forza può essere imposto come una richiesta consistente). Purchè le palle entrino in collisione fra loro soltanto a coppie, e non si verifichino collisioni a tre o più, tutto risulta ben definito e il risultato dipende in modo continuo dallo stato iniziale (cioè mutamenti abbastanza piccoli nello stato iniziale conducono solo a piccoli mutamenti nel risultato finale). Il comportamento di collisioni con rimbalzo elastico è continuo col comportamento delle palle che non entrano in collisione fra loro. C'è invece il problema di che cosa accada nel caso di collisioni triple o di ordine superiore. Per esempo se entrano in collisione tre palle A, B e C, fa una differenza se consideriamo che l'urto sia avvenuto inizialmente solo fra A e B, e subito dopo fra C e B, o se consideriamo che dapprima si urtino A e C, e subito dopo B e A. Nel nostro modello, ogni volta che si verifica una tripla collisione si ha una situazione INDETERMINISTICA! Se vogliamo, possiamo semplicemente escludere come infinitamente improbabili esatte collisioni triple o di ordine superiore. Veniamo ad avere allora un quadro ragionevolmente consistente, ma il problema potenziale delle triple collisioni comporta che il comportamento risultante possa non dipendere in modo continuo dallo stato iniziale. Questa situazione è un po' insoddisfacente, e noi possiamo preferire un quadro di particelle puntiformi. Per evitare però certe difficoltà teoriche sollevate dal modello delle particelle puntiformi (forze infinite ed energie infinite quando le particelle tendono a coincidere), si devono fare altri assunti, come quello che a brevi distanze le forze fra le particelle diventano sempre fortemente repulsive. In questo modo possiamo assicurarci che in nessuna coppia le particelle entrino mai veramente in collisione fra loro. (Questo assunto ci permette anche di evitare il problema di decidere come dovrebbero comportarsi le particelle puntiformi quando entrano in collisione fra loro!). Per facilitare la visualizzazione, preferisco però formulare la discussione che segue nei termini delle sfere rigide. Per fare che questo tipo di modello delle palle da biliardo sia essenzialmente l'immagine della reltà che è in fondo ai pensieri di moltissime persone!
Ora, ignorando il problema delle collisoni multiple, l'immagine newtoniana della realtà fondata sulle palle da biliardo è in effetti un MODELLO DETERMINISTICO. La parola "deterministico" va intesa nel senso che il comportamento fisico è determinato matematicamente in modo completo per tutti i tempi nel futuro (o nel passato) dalle posizioni e dalle velocità di tutte le palle (che supponiamo siano in numero finito per evitare certi problemi), in qualsiasi tempo. Pare, quindi, che in questo mondo di palle da biliardo non ci sia spazio per una mente che influisca sul comportamento di cose materiali per effetto del suo LIBERO ARBITRIO. Se crediamo nel LIBERO ARBITRIO, o come possiamo dire più modernamente, nella libertà del volere, pare che dovremmo dubitare nel fatto che il nostro mondo reale possa essere costruito in questo modo".


IL MISTERO DELLA FORZA

Il merito dell'intuizione galileiana fu quello di asserire che, in assenza di atmosfera, oggetti dal peso differente (come una piuma e una pietra) nella caduta raggiungerebbero il suolo nello stesso istante. E questa teoria rimase incompiuta per tre secoli, fino all'avvento della RELATIVITA' GENERALE di EINSTEIN, che mise in relazione la forza di gravità con la curvatura spaziotemporale. Ai tempi di GALILEO il tempo veniva considerato un elemento assoluto, nel quale il mondo fisico si evolveva. Lo spazio era considerato nell'ambito della geometria euclidea, secondo la quale veniva misurato seguendo canoni bidimensionali, calcolando la semplice distanza fra due punti in linea retta. Fino ad allora le leggi della meccanica e il flusso temporale erano considerati indipendenti dal moto dell'osservatore. Questi principi vennero esposti da GALILEO nel suo libro DIALOGO SOPRA I MASSIMI SISTEMI, con l'esperimento del naviglio:

"Riserratevi con qualche amico nella maggiore stanza che sia sotto coverta di alcun gran navilio, e quivi fate d'aver mosche, farfalle e simili animaletti volanti; siavi anco un gran vaso d'acqua, e dentrovi de' pescetti; sospendasi anco in alto qualche secchiello, che a goccia a goccia vadia versando dell'acqua in un altro vaso di angusta bocca, che sia posto a basso: e stando ferma la nave, osservate diligentemente come quelli animaletti volanti con pari velocità vanno verso tutte le parti della stanza; i pesci si vedranno andar notando indifferentemente per tutti i versi; le stille cadenti entreranno tutte nel vaso sottoposto; e voi, gettando all'amico alcuna cosa, non piú gagliardamente la dovrete gettare verso quella parte che verso questa, quando le lontananze sieno eguali; e saltando voi, come si dice, a piè giunti, eguali spazii passerete verso tutte le parti. Osservate che avrete diligentemente tutte queste cose, benché niun dubbio ci sia che mentre il vassello sta fermo non debbano succeder cosí, fate muover la nave con quanta si voglia velocità; ché (pur che il moto sia uniforme e non fluttuante in qua e in là) voi non riconoscerete una minima mutazione in tutti li nominati effetti, né da alcuno di quelli potrete comprender se la nave cammina o pure sta ferma: voi saltando passerete nel tavolato i medesimi spazii che prima, né, perché la nave si muova velocissimamente, farete maggior salti verso la poppa che verso la prua, benché, nel tempo che voi state in aria, il tavolato sottopostovi scorra verso la parte contraria al vostro salto; e gettando alcuna cosa al compagno, non con piú forza bisognerà tirarla, per arrivarlo, se egli sarà verso la prua e voi verso poppa, che se voi fuste situati per l'opposito; le gocciole cadranno come prima nel vaso inferiore, senza caderne pur una verso poppa, benché, mentre la gocciola è per aria, la nave scorra molti palmi; i pesci nella lor acqua non con piú fatica noteranno verso la precedente che verso la sussequente parte del vaso, ma con pari agevolezza verranno al cibo posto su qualsivoglia luogo dell'orlo del vaso; e finalmente le farfalle e le mosche continueranno i lor voli indifferentemente verso tutte le parti, né mai accaderà che si riduchino verso la parete che riguarda la poppa, quasi che fussero stracche in tener dietro al veloce corso della nave, dalla quale per lungo tempo, trattenendosi per aria, saranno state separate; e se abbruciando alcuna lagrima d'incenso si farà un poco di fumo, vedrassi ascender in alto ed a guisa di nugoletta trattenervisi, e indifferentemente muoversi non piú verso questa che quella parte. E di tutta questa corrispondenza d'effetti ne è cagione l'esser il moto della nave comune a tutte le cose contenute in essa ed all'aria ancora, che per ciò dissi io che si stesse sotto coverta; ché quando si stesse di sopra e nell'aria aperta e non seguace del corso della nave, differenze piú e men notabili si vedrebbero in alcuni de gli effetti nominati: e non è dubbio che il fumo resterebbe in dietro, quanto l'aria stessa; le mosche parimente e le farfalle, impedite dall'aria, non potrebber seguir il moto della nave, quando da essa per spazio assai notabile si separassero; ma trattenendovisi vicine, perché la nave stessa, come di fabbrica anfrattuosa, porta seco parte dell'aria sua prossima, senza intoppo o fatica seguirebbon la nave, e per simil cagione veggiamo tal volta, nel correr la posta, le mosche importune e i tafani seguir i cavalli, volandogli ora in questa ed ora in quella parte del corpo; ma nelle gocciole cadenti pochissima sarebbe la differenza, e ne i salti e ne i proietti gravi, del tutto impercettibile".

La GEOMETRIA EUCLIDEA e la RELATIVITA' GALILEIANA sono anch'esse valide su scale minori, per quel che riguarda le esperienze utili alla nostra quotidianità; per quel che riguarda, invece, fenomeni come la velocità della luce e l'elettromagnetismo, bisogna ricorrere alla RELATIVITA' RISTRETTA e alle equazioni di MAXWELL. ISAAC NEWTON aveva scoperto la forza gravitazionale degli oggetti, che sapeva essere proporzionale alla loro massa. La SECONDA LEGGE DI NEWTON impone che l'accelerazione di un corpo nella caduta, quando una forza gravitazionale agisce su di esso, sia inversamente proporzionale alla massa del corpo stesso. Ma a livello microscopico, per quel che riguarda l'elettromagnetismo e l'attrazione esercitata fra le particelle, le leggi di NEWTON e la relatività generale non valgono più, perchè l'attrazione delle particelle all'interno del "campo" non dipende dalla loro massa. La materia è tenuta insieme dalla FORZA ELETTROMAGNETICA, che crea la massa, la quale, a sua volta, genera il fenomeno della gravitazione universale a livello macroscopico conosciuta fin dai tempi di NEWTON; ma gli atomi non sono condizionati da nessuna forza di gravità, nessuna particella microscopica, costituente i corpi fisici, viene nemmeno sfiorata dal fenomeno macroscopico della gravità. Per ovviare a questa lacuna è stata ipotizzata l'esistenza di cosiddetti GRAVITONI, ovvero delle particelle (mai osservate sperimentalmente) che sarebbero mediatrici fra la forza di gravità macroscopica e le particelle microscopiche: più veloce è lo scambio fra questi gravitoni più intensa è la forza. Ma questa teoria, a mio avviso, anche se dovessere essere un giorno confermata, non risolverebbe il problema della forza, anzi, ci farebbe precipitare nella spirale di una regressione infinita: che cosa determinerebbe, a sua volta, la proprietà mediatrice dei GRAVITONI? E anche se scoprissimo questo elemento, da che cosa sarebbe esso determinato a sua volta? La ricerca non avrebbe mai fine, proprio come gli assiomi irrisolvibili della matematica. Noi sappiamo che cos'è la forza, che cos'è l'energia a livelli accessibili dalla nostra osservazione, ma forse non riusciremo mai a raggiungere la comprensione a livello fondamentale, proprio perchè si tratta di fenomeni "emergenti" dall'infinito, e l'infinito non comprende solo ciò che è in moto progressivo, ma si estende anche nel verso regressivo, microscopico, come indica anche il caso dei punti in un segmento "finito", i quali sono infiniti perchè in mezzo ad un punto (che ha consistenza nulla) ci può sempre stare un altro punto; quindi il segmento è "finito" per noi che ne calcoliamo i limiti, ma infinito in sè stesso; e come indica lo stesso INSIEME DI MANDELBROT e la TEORIA DEI FRATTALI. Forse ogni cosa è infinita in sè stessa. Le forze elettriche sono simili alle forze gravitazionali, le une e le altre sono inversamente proporzionali al quadrato della distanza, ma la forza elettrica è causata dalla carica elettrica, che è qualcosa di completamente diverso dalla massa di NEWTON. L'intuizione galileiana non si può applicare al campo elettrico: le particelle elettricamente cariche seguono leggi diverse e non si muovono tutte allo stesso modo sotto l'azione del campo. Nello spazio siderale il concetto di "caduta" indica il moto di un corpo secondo un'orbita gravitazionale, la forza di gravità e l'elettromagnetismo, inoltre, sono forze che si estendono oltre il proprio punto d'origine all'infinito, aumentando l'attrazione con la diminuzione della distanza e costituiscono le due forze fondamentali dell'esistenza. Le altre sono la forza nucleare che tiene insieme i protoni e neutroni all’interno del nucleo, la forza debole che regola il decadimento beta del nucleo (un neutrone si trasforma in un protone con l’emissione di elettroni e neutrini). Ora: siamo riusciti a unificare lo spazio con il tempo (spaziotempo), l'elettricità con il magnetismo (elettromagnetismo), la materia con l'energia, ma non siamo riusciti ancora a unificare la forza di gravità (macroscopica), con il magnetismo delle particelle elementari. L'anello mancante della scienza è quel qualcosa di estremamente grande e sconvolgente che sarà destinato ad unire tutte le teorie e le filosofie sviluppate durante la storia dell'uomo. Ma l'universo è infinito, come la mente, ed ogni nuova scoperta non segna mai un traguardo, ma un nuovo inizio verso la successiva fase dell'evoluzione infinita dell'ESSERE".


LO SPIN QUANTISTICO COME CHIAVE CREATIVA DELL'UNIVERSO

Lo SPIN quantistico è una proprietà di rotazione intrinseca alla particella elementare, che si evolve a spirale alla velocità della luce e può consistere in due moti rotatori: il moto detto "su" e il moto detto "giù" ("up"-"down"); questo movimento è del tutto diverso dal moto rotatorio di corpi macroscopici, come, ad esempio, potrebbe essere quello di una biglia o della terra stessa, perchè queste ultime sono costituite da miliardi di particelle che ruotano intorno ad un asse, spinte da una forza esterna e cambiano il loro moto a seconda della direzione in cui vengono indirizzate. Le particelle quantistiche non sono composite, perciò la rotazione risulta essere una qualità inesplicabile e inosservabile, perchè, dal momento che viene osservata e misurata in qualche modo, essa cambia, cosicchè non potrà mai essere colta "in flagrante" nel suo essere "in sè". Lo SPIN costituisce l'individualità della particella, allo stesso modo in cui la mente non può essere separata dall'uomo e nemmeno "copiata", come molte volte si vede nei film di fantascienza sul teletrasporto, perchè, per quanto simile, non sarà più la stessa mente e nemmeno lo stesso uomo, in quanto la matrice è stata distrutta. Il motivo per cui lo SPIN quantistico non può essere conosciuto prima degli effetti dell'osservazione è dato proprio dal suo essere "principio" ed "essenza" nel microscopico, il quale, a sua volta, compone quel che è "principio" ed "essenza" nella dimensione macroscopica di tutti gli esseri senzienti; la coscienze evolute dell'umanità andranno a loro volta a costituire l'essenza consapevole dell'entità universale, la quale molto probabilmente si unirà a qualcosa di molto più grande, in un progresso infinito in cui il grande è contenuto nel piccolo e tutto evolve verso l'aggregazione universale del Tutto. Ma ci possiamo spingere oltre con la nostra riflessione intuitiva, fino a giungere a qualcosa di completamente anti-intuitivo, come l'implicazione della SIMMETRIA TEMPORALE, dimostrata dal fisico KATER MURCH, secondo la quale il futuro determina il presente, poichè, secondo i suoi calcoli, il tempo diventa come lo spazio, in cui ogni direzione coesiste, così anche gli avvenimenti che si svolgono nel tempo sono in realtà fissati, contemporanei, e noi li cogliamo in progressione solo perchè facciamo parte del sistema. Cosa c'entra questo con lo SPIN quantistico? Se ogni singolo elemento è spinto alla formazione di entità più estese, queste entità più estese in formazione infinita "richiamano" le entità ancora separate, che hanno già instillato il seme del proprio progresso e, quindi, i loro vari passaggi evolutivi. Secondo il modello del matematico LUIGI FANTAPPIE' (1901-1956), infatti, il LIBERO ARBITRIO della coscienza sarebbe costituito simultaneamente da informazioni provenienti dal passato e informazioni che viaggiano a ritroso provenienti dal futuro. Le matrici di rotazione della meccanica quantistica 1/2, dette SPIN (che significa "roteare", in inglese), in quanto principio intrinseco alla particella, potrebbero fungere da connessioni fra il particolare e l'universale, fra la parte e il Tutto, come elementi non osservabili "in sè" che, se osservati, collassano nella realtà creando informazione coerente. Lo SPIN assume un movimento a spirale, che può essere orientato verso l'alto o verso il basso. In natura il movimento a spirale rappresenta il fondamento dell'esistenza, come gli antichi ben sapevano. Un gruppo di ricercatori ha recentemente sperimentato che il DNA avrebbe la capacità di selezionare lo stato di SPIN ad esso confacente, e che quindi i principi della meccanica quantistica possono essere estesi a livello biologico, mentre la convenzone scientifica ha sempre ritenuto che, mescolata alle molecole biologiche, che agiscono a temperature troppo elevate, l'influenza del livello quantistico venisse annullata. In questo esperimento sono state fatte interagire molecole di DNA con elettroni aventi lo SPIN in direzioni opposte, e si è constatato che le molecole "sceglievano" gli elettroni con una determinata direzione di SPIN, rigettando quelli di segno opposto. La spirale della matrice SPIN, come quella del DNA, racchiude e svolge l'infinito movimento del divenire. L'informazione per l'evoluzione dell'universo è trasmessa e costituita dai FOTONI, le particelle della luce, che non sono altro che vortici di energia pura. Senza la luce, senza, quindi, i FOTONI, l'universo sarebbe un mare di potenzialità non realizzate, intrappolate nella dimensione del CAOS. La particella si catapulta nella dimensione dell'esistenza attraverso il "collasso della funzione d'onda", in seguito ad una misurazione cosciente che le fa assumere un determinato "ruolo" nella realtà dell'osservatore. Prima di essere "misurata" dall'osservatore la particella non ha uno stato di SPIN definito (su o giù) ma si trova in una condizione indefinita in cui le possibilità di essere "su" o "giù" si equivalgono ed hanno pari opportunità di realizzarsi. L'intera realtà dell'universo è composta da elementi quantistici, dal nostro corpo a tutto ciò che ci circoda, ma la dimensione quantistica delle particelle elementari non obbedisce alle leggi fisiche e logiche che governano l'universo macroscopico. L'anello di congiunzone fra le due reltà non è stato ancora determinato, e forse non lo sarà mai, perchè il principio, proprio in quanto "principio" e causa dell'esistenza, è inafferrabile, perchè è "in sè", è oltre la realtà in quanto la crea, quindi non può essere soggetto alle meccaniche della fisica e della razionalità che governano la nostra dimensione reale, altrimenti sarebbe anch'esso "relativo" e porterebbe ad una regressione di cause infinita. L'entità universale si esplica attraverso lo spazio-tempo, ed essendo infinita giungerà a sempre nuove destinazioni, che non finiscono con l'uomo, e nemmeno si limitano al nostro universo o alla nostra dimensione.


 Foto: ENTANGLEMENT QUANTISTICO: le particelle interagiscono a qualsiasi distanza istantaneamente.

IL PARADOSSO EPR DI EINSTEIN-PODOLSKI-ROSEN

I paradossi, si sa, implicano parecchie contorsioni mentali per farsi digerire, ed è questo proprio il caso del famoso esperimento logico EPR (dalle iniziali degli scienziati), esposto da BORIS PODOLSKI, NATHAN ROSEN e ALBERT EINSTEIN nel 1935 in un celebre articolo, che consiste in quanto segue. Abbiamo assunto che, prima dell'osservazione, gli stati delle particelle elementari non sono definiti, devono "collassare" nella realtà dell'osservatore in seguito all'osservazione. Principio fondamentale della RELATIVITA' RISTRETTA è che nessuna informazione può viaggiare nell'universo a una velocità superiore a quella della luce; l'informazione è trasportata dai FOTONI e senza quest'ultimi nell'universo non si potrebbe esplicare nessun tipo di realtà: niente luce=niente informazione=niente universo=niente esistenza. E fin qui è tutto "normale". La difficoltà nasce quando viene presupposta (attraverso un esperimento mentale) un'informazione che viaggi più veloce della luce, che non dovrebbe essere possibile secondo la RELATIVITA' RISTRETTA di EINSTEIN, il quale fece quest'esperimento logico allo scopo di dimostare che la meccanica quantistica non poteva essere il principio di ogni cosa, ma che, per superare il paradosso che descriveremo in seguito, avrebbe dovuto essere supportata da VARIANTI NASCOSTE. Quando due particelle interagiscono e poi vengono separate, rimangono sempre in comunicazione fra loro, qualsiasi sia la distanza che le separa. Ma, premette EINSTEIN, se le due particelle (ad esempio, elettroni) si trovassero ad una distanza tale che nemmeno la velocità della luce le potesse raggiungere e non comunicassero più fra loro, i loro risultati probabilistici non dipenderebbero più l'uno dall'altro (ad esempio, se la particella A ruota in modalità "spin up", l'altra, in compenso, ruota in modalità "spin down") ma sarebbero completamente indipendenti. Per giungere a questa conclusione EINSTEIN si basò sul fenomeno della RISONANZA, che è, appunto, la proprietà delle particelle di rimanere in comunicazione anche a distanze abissali, solo che lo stesso EINSTEIN e colleghi non immaginavano che le particelle quantistiche (delle quali è composto tutto ciò che esiste) si facessero un baffo della velocità della luce, dello spazio e del tempo, perchè, essendo composte "della stessa materia di cui sono fatti i sogni" (come direbbe SHAKESPEARE) agiscono con la velocità del pensiero...sono "pensiero". In seguito all'osservazione esposta sopra, EINSTEIN (che non andava d'accordo con la fisica quantistica) trasse la conclusione che ci doveva pur essere qualcosa di inafferrabile dietro la meccanica quantistica, che spiegherebbe questo problema della non prevedibilità del comportamento delle particelle a distanze che non poteva raggiungere nemmeno la velocità della luce (così lui credeva), e denominò questo "qualcosa" VARIANTI NASCOSTE che avrebbero dovuto "addomesticare" la fisica quantistica rendendola più "logica" e fungendo da anello di congiunzione con il mondo macroscopico della realtà. Solo che le particelle quantistiche, in realtà, continuano a comunicare da qualsiasi distanza, e quindi il presupposto di EINSTEIN non era corretto. Questa falsa probabilità delle particelle talmente lontane che non comunicano più perchè nemmeno la velocità della luce potrebbe coprire la distanza che le separa, potrebbe essere esposta concretamente in questo modo: se due osservatori (A e B) fossero così distanti l'uno dall'altro nell'universo, al punto che nemmeno la velocità della luce li possa raggiungere (come le suddette particelle), e A inviasse informazioni a B che viaggiassero, quindi, più veloci della luce, si verificherebbe il paradosso secondo il quale due osservatori potrebbero avere una percezione della realtà fenomenica completamente diversa, per cui l'informazione inerente la causa di un avvenimento, precederebbe l'avvenimento stesso per l'osservatore B che riceve l'informazione da un punto dell'universo A, e B sarebbe quindi informato dell'avvenimento di cui A lo vuole informare, prima che questo stesso avvenimento accada e prima addirittura che l'osservatore A invii il messaggio. In questo caso, come cambia il sistema di riferimento spaziale su cui viaggia l'informazione, così cambia la percezione della realtà, e si può verificare la violazione del PRINCIPIO DI CAUSALITA', per cui le conseguenze precedono le cause per un osservatore in una determinata posizione. Questo porterebbe serie conseguenze anche sulla nostra concezione di LIBERO ARBITRIO. Ma l'esperimento EPR fu confutato da NIELS BOHR, che ne osservò la limitatezza, in quanto l'esperimento EINSTEIN-PODOLSKI-ROSEN assumeva come insuperabile il PRINCIPIO DI LOCALITA' RELATIVISTICO, mentre le particelle quantistiche agiscono ad un livello diverso, al di là dello spazio e del tempo, e per esse vale il PRINCIPIO DI NON LOCALITA', secondo il quale le particelle elementari sono connesse fra loro indipendentemente dalla distanza che le separa, per loro lo spazio e il tempo non esistono e miliardi di anni luce non hanno nessuna influenza sulla loro comunicazione complementare, perchè appartengono ad una dimensione in cui "tutto è uno", e la dimensione atemporale crea e si concretizza nella dimensione macroscopica spazio-temporale. Tutte le particelle dell'universo sono UNO, e questo UNO possiamo considerarlo come il grande mago che si realizza nella realtà fisica. E probabilmente c'è il NULLA dietro il sipario della meccanica quantistica, ovvero al di là della MISURA DI PLANCK, oltre la quale tutto si annulla e della quale abbiamo trattato in un post precedente:

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 Infatti il PARADOSSO EPR fu confutato dal fisico NIELS BOHR, con un cambio radicale di paradigma, e lo fece 5 mesi dopo la pubblicazione dell'articolo di EINSTEIN. Per BOHR il PARADOSSO EPR serviva a confermare la non località delle particelle come entità inseparabili dallo stesso sistema fondamentale quantistico: le particelle sono solo apparentemente 2, ma in realtà costituiscono un "intero"; lo spazio e il tempo appartengono ad un'altra dimensione (la nostra) creata dalla dimensione quantistica. Nel 1972 esperimenti condotti dai fisici americani JOHN CLAUSER e STUART FREEDMAN confermarono la versione di NIELS BOHR. Ed un esperimento più approfondito condotto dal fisico francese ALAIN ASPECT, nel 1982, diede ancora più fermezza alla posizione di BOHR. Attenzione però: fisica quantistica e fisica relativistica newtoniana sono entrambe verità A DUE LIVELLI DIFFERENTI E COMPLEMENTARI. Come abbiamo molte volte appurato: tutte le contraddizioni si unificano ad un livello superiore di coscienza e di realtà. Il fisico americano NICK HERBERT afferma:

"Un universo che mostra fenomeni locali costruiti su una realtà non locale è l'unico tipo di mondo congruente con i fatti noti e con la prova di BELL".

E noi profani, che ci dobbiamo affidare all'intuizione anche per comprendere elementi anti-intuitivi, non possiamo che dargli ragione! PAUL DAVIES, fisico inglese, aggiunge:

"Questa proprietà di non località ha implicazioni enormi. Possiamo pensare all'universo come a una vasta rete di particelle interagenti, e ogni collegamento unisce le particelle che vi partecipano in un unico sistema quantistico. In un certo senso l'intero universo può essere considerato n unico sistema quantistico. La descrizione quantistica dell'universo ha un sapore fortemente olistico".

La MECCANICA QUANTISTICA costituisce la realtà fondamentale dell'Universo, dalla quale si crea l'INFINITO: gli infiniti universi, gli infiniti stadi della coscienza, le infinite possibilità.


LE VIE DELLA CONOSCENZA SONO INFINITE

Ammesso che il sistema quantistico sia un "muro" che ci impedisce di osservare oltre, ammesso che non costituisca la realtà "oggettiva" e fondamentale" dell'universo, la TEORIA DELLE VARIABILI NASCOSTE di EINSTEIN e BOHM potrebbe riempire la lacuna? Qualora la riempisse e si giungesse alla conclusione che le VARIABILI NASCOSTE esistono e ci permettono di risolvere i paradossi della fisica quantistica, queste VARIABILI NASCOSTE, a loro volta, su cosa poggerebbero? Sì, perchè "la realtà oggettiva" ricercata da EINSTEIN e BOHM non sarebbe, in effetti, una realtà "oggettiva", perchè le sue premesse si baserebbero su una fisica newtoniana, relativistica, e questo porterebbe, come abbiamo constatato più volte, ad una regressione di cause infinita, praticamente senza fondo; da profana penso che questa ipotesi sia più inconcepibile di una realtà fondamentale (quantistica) che per la sua stessa natura di "principio" non può basarsi su leggi aapparteneti al mondo maacroscopico. Per quel che riguarda la fisica quantistica dovremmo addestrare la nostra mente a vedere l'infinito nel finito, ovvero il relativo (che è "finito") come espressione dell'infinito e quindi come "finito" ai nostri occhi, ma "infinito" in sè, in quanto tutto ciò che esiste è INFORMAZIONE, e l'informazione non può mai smettere di esistere, è infinita, appunto, ed è sempre necessaria la sua realizzazione in qualche luogo nell'universo (che è infinito). In qualche modo l'INFINITO contiene tutto ciò che può essere concepibile, e tutto quel che può essere concepibile si realizza e non passa mai, si perpetua per l'eternità. Ma l'INFINITO, per realizzare sè stesso, ha bisogno dello spazio, del tempo, degli anni luce, dell'illusione della materia...e sono solo i limiti della consapevolezza che "separano" il principio dalla sua espressione materiale relativistica: l'universo non può non esistere, è NECESSARIO, come tutto quel che contiene, e la LEGGE PROBABILISTICA della fisica quantistica non potrebbe esistere senza LA LEGGE DI CAUSALITA' del mondo macroscopico, così come il mondo macroscopico non potrebbe esistere senza il mondo quantistico: essi sono UNO, sono messi nello stesso rapporto dell'uomo e della sua mente: non si può separare la mente dall'uomo, altrimenti egli non esisterebbe più. Ma la non-esistenza non è messa in cantiere nell'universo; quel che si pensa non possa esistere, esiste solo per il fatto che lo si è potuto concepire; quel che non esiste non si può concepire e quindi non è problema dell'universo. Il NULLA non si può concepire, ma l'INFINITO sì, perchè la nostra mente stessa non potrebbe immaginare il proprio annullamento, mentre può immaginare l'immortalità, la nostra mente nell'intimo non la metterebbe mai in dubbio, qualsiasi fossero le forzature "esterne" dovute a credenze, correnti ideologiche e convenzioni superficialmente aaccettate. E' un bene o è un male l'infinito nell'esistenza? E' un bene quando ci si apre la porta di una nuova consapevolezza e la nostra mente si espande oltre il muro che la racchiudeva; è un male quando la mente si accorge che oltre il muro della propria attuale ignoranza, vi è un mondo più colorato e complesso, più nobile di quello appena lasciato alle spalle, ma che, più in là, incontrerà un altro muro da superare con altra fatica, che porterà, a sua volta, ad un mondo ancora più complesso, più vivo, più colorato del precedente, e così all'INFINITO...attraverso la via dell'apparente e momentaneo "male" (perchè implica uno sforzo) a cui segue un reale ""bene" nella costruzione di una consapevolezza che va a nutrire la polarità cosciente dell'Universo.

Riguardo le VARIABILI NASCOSTE trattate in questo paragrafo leggiamo dal libro di ROGER PENROSE, LA MENTE NUOVA DELL'IMPERATORE, pag.361, capitolo MAGIA QUANTISTICA E MISTERO QUANTISTICO:

"D'altro canto, pare che BOHR considerasse lo stato quantico di un sistema (fra una misurazione e l'altra), come privo di qualsiasi realtà fisica reale, come una sorta di compendio della conoscenza che l'osservatore ha di tale sistema. Ma osservatori diversi non potrebbero avere una conoscenza diversa di un sistema, e questo fatto non faarebbe aapparire la funzione d'onda come qualcosa di essenzialmente soggettivo, tutto nella mente del fisico? non si deve permettere che la nostra immagine meravigliosamente precisa del mondo, quale fu sviluppata nel corso di molti secoli, svanisca completamente; perciò BOHR sentì il bisogno di considerare il mondo al livello classico come dotato di una realtà obiettiva. E nondimeno egli non vide alcuna realtà negli stati del livello quantistico, che sembrano essere alla base del mondo macroscopico. Un tale quadro era inaccettabile per EINSTEIN, il quale credeva che debba esistere di fatto un mondo fisico obiettivo, perfino alla scala minima dei fenomeni quantistici. Nelle sue numerose discussioni con BOHR, EINSTEIN tentò di dimostrare senza riuscirci che nella descrizione quantistica della realtà esistono contraddizioni intrinseche, e che al di sotto del livello quantistico debbaa esserci una struttura ancora più profonda, probabilmente più affine alle immagini che ci presenta la fisica classica. Alla baase del comportamento probabilistico dei sistemi quantistici doveva esserci l'azione statistica di ingredienti o parti minori del sistema, di cui non si aveva una conoscenza diretta. I seguaci di EINSTEIN, in particolare DAVID BOHM, svilupparono il punto di vista delle VARIABILI NASCOSTE, secondo cui esisterebbe in effetti una qualche realtà definita, ma i parametri che definiscono con decisione un sistema non ci sarebbero direttamente accessibili e le probabilità quantistiche sarebbero una conseguenza dell'esserci ignoti i valori di questi parametri prima delle misurazioni. Può una tale teoria delle VARIABILI NASCOSTE essere in accordo con tutti i fatti d'osservazione della fisicaa quantistica? La risposta sembrerebbe essere sì, ma solo se la teoria è, in un modo essenziale, non-locale, nel senso che i parametri nascosti dovrebbero essere in grado di influire in modo istantaneo su regioni lontane a piacere!Questa condizione non sarebbe piaciuta a EINSTEIN, soprattutto in considerazione delle difficoltà che ne derivano con la RELATIVITA' SPECIALE. Prenderemo in considerazione queste difficoltà più avanti. La TEORIA DELLE VARIABILI NASCOSTE che ha avuto maggior successo è quella nota come il MODELLO DE BROGLIE-BOHM (DE BROGLIE-1956-BOHM-1952)".


CONCLUSIONE: VERSO UNA NUOVA REALTA'

La Scienza, le nuove frontiere della Fisica Quantistica, l'approccio dell'Uomo alla conoscenza dell'Universo e di sè stesso sono appena agli inizi, nonostante a noi possa sembrare di aver raggiunto uno straordinario traguardo, non possiamo prevedere quello che ci riserverà il futuro, ma una cosa è certa: l'Universo e l'Uomo costituiscono un'unica Entità, lo Spirito e la Materia sono corrispondenti, perciò la Scienza è il mezzo con cui l'Uomo prenderà coscienza dell'Infinito che è in lui e, allo stesso tempo, fuori di lui, svelando nuovi aspetti della sua realtà e nuove frontiere nella modificazione della stessa. Per elevare l'Umanità ad una nuova condizione, più evoluta e dagli orizzonti infinitamente più ampi, dobbiamo demolire gli elementi regressivi ancora radicati nelle masse, collocati in ideologie restrittive volte alla "separazione" e al "dualismo", e  nel superamento, al contempo, di sistemi economici e sociali che non saranno più compatibili con la consapevolezza della fondamentale interconnessione degli esseri fra loro, con la Terra e con l'Universo. Possiamo concludere questa nostra lunga trattazione ricordando il profetico discorso del protagonista NEO nel film MATRIX del 1999. Come ben sappiamo, la trama del film si svolge in un'epoca in cui le macchine avrebbero preso il sopravvento sull'umanità, schiavizzandola e costringendola a vivere una realtà illusoria e virtuale; ovviamente questa è pura fantasia e non avrebbe nessun senso se il suo significato non fosse metaforico. In questo caso le macchine rappresenterebbero i fattori mentali legati all'arretratezza ed alla limitazione, che impediscono all'Uomo di prendere coscienza di sè stesso e lo mantengono in una condizione ingannevole e, quindi, avvilente. NEO è l'ELETTO, e interpreta pertanto il ruolo dell'Uomo illuminato, destinato a liberare l'umanità dal giogo dell'ignoranza e dell'illusione, aiutandola a comprendere la VERA REALTA'. SOLO L'UOMO CHE CONOSCE SE' STESSO PUO' ESSERE LIBERO, e con ciò non s'intende il raggiungimento di una mèta ultima nel percorso della consapevolezza, ma nella presa di coscienza del proprio legame con l'Infinito. L'UOMO E' ESSERE INFINITO. Il futuro, senza alcun dubbio, grazie a tutti coloro che nel corso della storia hanno operato per il progresso, vedrà un'umanità adulta e responsabile, che avrà assimilato i presupposti per essere libera da qualsiasi imposizione. Ma il raggiungimento di questa nuova realtà è composto da moltissimi piccoli gradini, che riusciremo a percepire solo quando sentiremo il bisogno di superarli, poichè SAPPIAMO QUEL CHE SIAMO, NON QUEL CHE SAREMO (Shakespeare). Come detto molte volte, non potrà mai esistere una società perfetta, un'epoca in cui il progresso avrà raggiunto un fine ultimo e una condizione insuperabile, ma un principio fondamentale che dovrà guidare ogni epoca futura, il filo conduttore per l'evoluzione e per il progresso della conoscenza, che è la CONDIVISIONE, senza la quale l'umanità sarebbe destinata all'autodistruzione.E il principio fondamentale della condivisione dovrà accompagnare ogni cambiamento futuro. Il mondo che verrà costituirà il passaggio dal finito all'Infinito.


"SO CHE VOI (le macchine, cioè le forze regressive) MI STATE ASCOLTANDO, AVVERTO LA VOSTRA PRESENZA, SO CHE AVETE PAURA DI NOI, PAURA DI CAMBIARE. IO NON CONOSCO IL FUTURO, NON SONO VENUTO A DIRVI COME ANDRA' A FINIRE, SONO VENUTO A DIRVI COME COMINCERA'. ADESSO APPENDERO' IL TELEFONO E FARo' VEDERE A TUTTA QUESTA GENTE QUELLO CHE NON VOLETE CHE VEDANO. MOSTRERO' LORO UN MONDO SENZA DI VOI: UN MONDO SENZA REGOLE E CONTROLLI, SENZA FRONTIERE E CONFINI...UN MONDO IN CUI TUTTO E' POSSIBILE". (dal film "Matrix" - 1999 - discorso finale del protagonista, Neo)

Alessia Birri, 15 maggio 2017


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